“Viadotto di Targia, che fregatura”: anche il sindacato edili contro la Regione e il Comune

 “Viadotto di Targia, che fregatura”: anche il sindacato edili contro la Regione e il Comune

“E alla fine anche sul Viadotto Targia andiamo incontro all’ennesima fregatura”. Così il segretario degli edili Cgil, Salvo Carnevale, riassume la notizia del finanziamento della demolizione della infrastruttura, senza spiragli per la sua ricostruzione. “La bretella che doveva essere l’accesso provvisorio Nord della città, in attesa di ristrutturare il vecchio viadotto, diverrà l’ingresso permanente di Siracusa. Cala, dunque, il sipario sull’ennesima vergognosa vicenda che riguarda un’opera pubblica di Siracusa. Adesso sono tutti d’accordo i politici locali con la decisione di questa amministrazione rinchiusa nel palazzo concertata con il Governo regionale? Eppure la Regione Sicilia aveva annunciato solo un anno fa che doveva essere il territorio a decidere. Ha deciso, quindi, ‘l’oligarchia Italia’ che condanna, con l’ennesimo atto politicamente predatorio, la città di Siracusa a un ridimensionamento cronico infrastrutturale”, è il duro atto d’accusa di Carnevale, per nulla tenero verso Palazzo Vermexio.
“Ricordiamo tutti gli annunci roboanti su quello che doveva essere il destino di uno dei principali accessi della città. Ci ricordiamo il ruolo di garanzia che doveva avere quell’ingresso nel caso di calamità per chi provenisse dalla zona industriale. Sarà, quindi, sufficiente quella bretellina realizzata con poche centinaia di migliaia di euro? Poi aggiungiamo qualche centinaia di migliaia di euro per la demolizione del vecchio viadotto e il resto dei prospettati 6 milioni di euro che facevano parte del famoso capitolo di spese in capo alla protezione civile, verranno restituiti al mittente e sottratti ai cittadini siracusani. La cittadinanza sappia che questi signori lavorano costantemente per sottrarre risorse al territorio che necessita, invece, di investimenti massicci su strade e infrastrutture e una nuova qualità dell’abitare e del vivere una città in via di smantellamento. Una sola parola sovviene in aiuto e nemmeno tanto originale: vergogna!”.

 

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