Mal’Aria, a Siracusa necessaria riduzione pm10 (-10%). Cosa dice il rapporto di Legambiente

 Mal’Aria, a Siracusa necessaria riduzione pm10 (-10%). Cosa dice il rapporto di Legambiente

Lo smog nelle città italiane diminuisce, ma la riduzione procede troppo lentamente per consentire un reale cambio di rotta. E’ quanto emerge dal rapporto “Mal’Aria di città 2025” di Legambiente, che analizza i dati delle centraline Arpa. Un miglioramento c’è, ma non è sufficiente a centrare i nuovi limiti europei sulla qualità dell’aria che entreranno in vigore nel 2030.
Siracusa, in particolare, resta tra i capoluoghi critici della Sicilia orientale specie per quanto riguarda il livello di PM10. Secondo Legambiente, il capoluogo aretuseo dovrà “ridurre del 10% le attuali concentrazioni annue di polveri sottili” per rientrare nei nuovi parametri fissati dall’Unione Europea. Un dato che, pur meno allarmante rispetto ad altre realtà siciliane, conferma come anche Siracusa sia lontana da una piena sicurezza ambientale.
Peggio fa Ragusa, che dovrà ridurre i livelli di PM10 del 29% e che nel 2025 ha registrato 61 sforamenti dei limiti giornalieri consentiti, entrando tra le città italiane più inquinate. Una criticità che accomuna diversi centri dell’Isola e che, secondo Legambiente, rischia di protrarsi anche nei prossimi anni senza interventi strutturali.
Il rapporto evidenzia come nel 2025 siano stati 13 i capoluoghi italiani oltre i limiti giornalieri di PM10, contro i 25 del 2024. Ma il calo non basta. Palermo conquista la maglia nera nazionale, con 89 sforamenti registrati dalla centralina di via Belgio, superando persino città come Milano e Napoli. Situazione grave anche per il biossido di azoto (NO₂), legato principalmente al traffico veicolare con Palermo e Catania i cui valori medi annui superano i limiti di legge.
Guardando al 2030, il quadro si fa ancora più preoccupante perchè – spiega Legambiente – se i nuovi limiti europei fossero già in vigore oggi, risulterebbero fuorilegge il 53% delle città italiane per il PM10, il 73% per il PM2.5 e il 38% per l’NO₂. Le tre città metropolitane siciliane – Palermo, Catania e Messina – dovranno ridurre le concentrazioni di biossido di azoto rispettivamente del 39%, 33% e 26% in meno di quattro anni.
Secondo Legambiente, a preoccupare è soprattutto la lentezza con cui le città stanno riducendo gli inquinanti nel lungo periodo. L’analisi dei dati degli ultimi quindici anni mostra che realtà come Palermo e Ragusa rischiano di restare sopra il limite europeo anche nel 2030, esponendo l’Italia a nuove procedure di infrazione, come quella avviata dalla Commissione europea nel gennaio 2026.
“Servono interventi strutturali e urgenti”, dice Tommaso Castronovo, presidente di Legambiente Sicilia. “Abbiamo poco meno di quattro anni per rientrare nei limiti europei, ma le misure su traffico e mobilità sostenibile procedono troppo lentamente”.
Sulla stessa linea Giuseppe Riccobene, delegato alla Mobilità sostenibile. “L’inerzia amministrativa continua a condannare le nostre città a traffico e smog. La mobilità sostenibile non è più un’opzione, ma una necessità”.
Legambiente chiede una svolta netta che passa da azioni come potenziamento del trasporto pubblico, estensione delle ZTL, Città 30, reti ciclopedonali, riqualificazione energetica degli edifici, controlli più severi sulle emissioni industriali e un monitoraggio ambientale più capillare.
Senza queste misure, avverte l’associazione, anche città come Siracusa rischiano di restare intrappolate in un miglioramento solo apparente, insufficiente a garantire salute e qualità della vita ai cittadini.

 

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