Palazzolo, dopo quattro anni riapre la Casa Museo Antonino Uccello

 Palazzolo, dopo quattro anni riapre la Casa Museo Antonino Uccello

Da sabato 28 febbraio, riapre stabilmente la casa museo Antonino Uccello di Palazzolo Acreide. Si chiude così una lunga fase di attesa, segnata anche da accese polemiche e un commissariamento. “Mettere il cuore oltre l’ostacolo”, si limita a commentare sui social il sindaco di Palazzolo Acreide, Salvatore Gallo. Soddisfatta per il recupero del luogo della memoria contadina anche l’assessore alla cultura, Nadia Spada.
La struttura museale, dipendente dalla Galleria Bellomo di Siracusa, era chiusa da febbraio 2022 per lavori di messa in sicurezza. “Un segnale concreto di continuità e restituzione alla comunità”, dice Rita Insolia, direttrice del Bellomo da lunedì in quiescenza.
Antonino Uccello, il creatore della “Casa Museo”, fu poeta ed antropologo. Nacque a Canicattini Bagni nel 1922. Appena ventenne, maestro di scuola, emigrò in Brianza. Il forte interesse per le tradizioni popolari e la constatazione della rapidità con cui tutto diventava superato, inservibile e conseguentemente dimenticato e distrutto, lo portarono a ricercare con la moglie Anna Caligiore, durante le vacanze trascorse in paese, tutto quanto fosse legato alla cultura popolare: usi, tradizioni, oggetti. In un trentennio, dall’ultimo dopoguerra in poi, Uccello, in parallelo alla sua attività letteraria, organizzò fra la Sicilia e Milano, numerose mostre su temi della cultura popolare, spesso accompagnate dalla produzione di cataloghi.
Ritornato ad abitare in Sicilia, Uccello sentì la necessità di trovare una dimora per il materiale raccolto. Acquistò una antica casa a Palazzolo Acreide nella quale realizzerà la “Casa Museo”, spinto dal desiderio di salvare, tramite gli oggetti, la memoria delle arti e delle tradizioni popolari. Inaugurato ed aperto al pubblico nel 1971, il museo è stato, dopo la morte di Uccello, acquistato nel 1983 dalla Regione Siciliana. La sede museale è un’ala di Palazzo Ferla, edificio realizzato, su fabbriche preesistenti, dopo il terremoto del 1693 nel quartiere dei Mannarazzi dove esistevano le mannare, ovvero i recinti per gli ovini. Antonino Uccello, con i materiali raccolti, vi ricreò gli ambienti della casa della civiltà contadina Iblea dove spesso coesistevano due mondi, tanto diversi nelle apparenze quanto vicini nei legami.

 

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