Canale Galermi, l’antico acquedotto siracusano punta al registro mondiale Icid

 Canale Galermi, l’antico acquedotto siracusano punta al registro mondiale Icid

Il Canale Galermi è una delle più antiche infrastrutture idrauliche ancora in funzione in Sicilia e potrebbe presto entrare nel registro Icid delle World Heritage Irrigation Structures, il programma internazionale promosso dall’International Commission on Irrigation and Drainage per valorizzare le opere irrigue storiche di rilevanza mondiale. Si tratta di un progetto che non fa parte formalmente dell’Unesco.
L’Autorità di Bacino della Regione Siciliana ha avviato il percorso di candidatura ed ha chiesto ai Comuni interessati dal tracciato dell’antico acquedotto – in particolare Siracusa, Sortino e Priolo Gargallo – di esprimere formalmente il proprio sostegno all’iniziativa.
Tra i primi a rispondere alla richiesta di audit dell’Autorità di Bacino è stato il Comune di Sortino. Il sindaco Vincenzo Parlato ha infatti trasmesso una lettera di supporto alla candidatura, redatta rigorosamente in lingua inglese, come richiesto nell’ambito della procedura internazionale. Un segnale di attenzione verso un’infrastruttura che rappresenta non solo un patrimonio storico e archeologico di straordinario valore, ma anche una risorsa ancora oggi fondamentale per il territorio.
L’inserimento nel registro Icid consentirebbe al Canale Galermi di entrare nella rete mondiale delle grandi opere irrigue storiche, riconosciute per il loro valore tecnico, culturale e paesaggistico. Il Canale Galermi affonda le proprie origini nell’antichità greca. Secondo le ricostruzioni storiche, l’opera sarebbe stata realizzata intorno al 480 a.C., probabilmente sotto il governo del tiranno Gelone, con l’obiettivo di convogliare le acque del fiume Anapo verso Siracusa.
Si tratta di uno dei più importanti interventi di ingegneria idraulica del Mediterraneo antico. Un sistema di gallerie e tratti a cielo aperto, scavato nella roccia calcarea della valle dell’Anapo, con tecniche che prevedevano l’uso di martello, scalpello e il cosiddetto calcinamento, cioè l’accensione di fuochi per facilitare lo scavo nella pietra.
Il canale si sviluppa per oltre 25 chilometri, partendo dall’area di Sortino e attraversando la valle fino al territorio di Siracusa, dove le acque venivano distribuite tramite un sistema di canalette e partitori destinati all’irrigazione delle campagne.
Per mantenere la corretta pendenza, lungo il tracciato furono realizzati numerosi pozzetti verticali, profondi anche decine di metri e distanziati circa 50 metri l’uno dall’altro, utilizzati sia durante lo scavo sia per la manutenzione dell’acquedotto.
Nel corso dei secoli il Galermi ha conosciuto diverse trasformazioni. Dopo la fase greca e romana, l’acquedotto fu ripristinato nel XVI secolo dalla famiglia Gaetani di Sortino che ottenne dal Senato di Siracusa la concessione delle acque e realizzò lungo il tracciato una serie di mulini destinati alla macinazione del grano.
Con il passare del tempo la funzione dell’opera cambiò. Nell’Ottocento fu destinata prevalentemente all’irrigazione agricola e nel Novecento venne persino utilizzata per produrre energia idroelettrica nella provincia di Siracusa.
Ed è questo uno degli aspetti che rende il Canale Galermi particolarmente significativo: la sua continuità funzionale. Nonostante i circa 2.500 anni di storia, l’opera continua a essere utilizzata per l’irrigazione di ampie aree agricole del territorio siracusano, rappresentando una risorsa fondamentale per centinaia di aziende.
Proprio questa doppia dimensione – monumento storico e infrastruttura ancora operativa – è uno degli elementi che rafforzano la candidatura al registro internazionale delle strutture irrigue patrimonio mondiale.
Il percorso di candidatura richiederà ora ulteriori passaggi tecnici e istituzionali, tra cui la definizione del dossier scientifico e il coordinamento tra enti locali e amministrazione regionale.

 

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