Caiazzo: “Imbarazzante il no al terzo mandato, politica contro i piccoli centri”
Il sindaco Alessandro Caiazzo
“Situazione imbarazzante”. Alessandro Caiazzo commenta così la bocciatura in Ars del terzo mandato per i sindaci dei comuni fino a 15mila abitanti. La Regione non recepisce la norma nazionale ed è scontro, all’interno della stessa maggioranza. Il primo cittadino di Buccheri è deluso e non lo nasconde. “Ho sentito le dichiarazioni di alcuni deputati che dicevano che è necessario approfondire il tema, è necessario ragionare, è necessario andare nel merito delle norme, all’interno delle commissioni. Ma scusate, ma in tre anni cosa si è fatto? E’ una questione che si trascina da tre anni e che non ha ancora visto la luce”.
Per Caiazzo il terzo mandato “è norma di buonsenso e va recepita. Anche perché suppongo che da qui a qualche mese vedremo reazioni dal punto di vista legale”. Da parte di chi? “Da alcuni sindaci che ritengono di avere, sotto l’aspetto costituzionale, tutto il diritto di ricandidarsi. E tutto questo per ripicche personali tra qualche deputato e qualche sindaco che non si vuol fare ricandidare”, è la ricostruzione di Caiazzo. “Andando avanti così, non ci sarà nessuno che vorrà candidarsi nei piccoli Comuni. Io sono al terzo mandato, quindi non ho interessi particolari. Mi spiace si penalizzi la vita amministrativa dei piccoli centri. Il terzo mandato – prosegue – è una lotta di dignità e di equità rispetto a quello che accade in tutta Italia. Perché se mi si dice che il terzo mandato dei sindaci potrebbe innescare una crisi di democrazia, allora vuol dire che da Reggio Calabria in su, tutta l’Italia è in crisi di democrazia. Nei piccoli centri, il terzo mandato è necessario perché altrimenti non ci saranno più candidati, non si riuscirà più a fare le liste. Io sono già al terzo mandato, quindi a me questa norma influisce meno di niente, però è una questione di correttezza. Non bisogna fare demagogia e populismo su queste cose. Non è ammissibile che dopo tre anni si parli ancora di enti locali, che la riforma procede in maniera spezzettata. Pensate al 40% delle quote di genere ed alla protesta delle deputate fuori dall’Ars: se non ci fosse stato un sit-in, anche questa norma sarebbe stata affossata dal voto segreto”.
Ci sarebbe poi anche la questione delle indennità degli amministratori locali. “Per essere chiari – dice Caiazzo – nel comune di Buccheri, ad esempio, così come in tutti i Comuni al di sotto i 3.000 abitanti, un assessore percepisce un’indennità di poco più di 190 euro al mese. Qui non si parla di costo della politica, si parla della dignità di fare politica. E’ deprimente. Se queste questioni fossero spiegate in maniera corretta ai cittadini, i cittadini direbbero che non è giusto che un assessore o un sindaco di un Comune di 20.000-30.000 abitanti percepisca tra i 6 e gli 8 mila euro al mese, come non è neanche giusto che percepiscano così poco”.













