Emebet riabbraccia i figli dopo anni d’inferno: “Piangevano anche gli sconosciuti in aeroporto”

 Emebet riabbraccia i figli dopo anni d’inferno: “Piangevano anche gli sconosciuti in aeroporto”

Emebet è in aeroporto, a Catania, davanti alla porta degli arrivi. La accompagnano gli operatori del centro di accoglienza Sai Obioma di Canicattini Bagni, che la ospita da quando nel 2021 ha raggiunto l’Italia con il suo bimbo, all’epoca di due anni. Il cuore le batte sempre più forte. Le porte si aprono, le oltre passano i suoi figli Johnny,Micki, Betty . Non li vede da otto anni. Oggi sono dei ragazzi, hanno 19, 14 e 16 anni. Non ha mai smesso di aspettare il momento di poterli riabbracciare.Non hanno mai smesso nemmeno loro. Emebet si inginocchia, le gambe non reggono, la gioia è immensa, piange. Il momento dell’abbraccio è un momento in cui, improvvisamente, tutto si ferma e tutti si fermano, anche chi attendeva i propri parenti, anche chi era appena atterrato. Un momento di commozione generale, occhi lucidi. Non serve conoscere la storia di quella famiglia che finalmente si ricongiunge. Quello che stanno provando è chiaro e arriva sulla pelle di chiunque si ritrovi a notare quella scena. Sembra un film ma non lo è, come non lo è l’odissea che Emebet ha vissuto da quando ha deciso di lasciare l’Etiopia, spinta dalla disperazione e con l’obiettivo di fare qualcosa di grande, che potesse consentirle di portare via, un giorno, i suoi figli da lì per far loro il dono più prezioso che una madre possa sperare di poter consegnare ai propri figli: un futuro, migliore, sicuro.
Emebet ha raccontato la sua storia questa mattina in diretta su FMITALIA. Con lei c’erano i suoi figli. Conosce l’italiano ma parla poco, le emozioni la fermano spesso, gli occhi si gonfiano altrettanto frequentemente di lacrime, le trattiene.
Dopo l’Etiopia ha trascorso tre anni e sette mesi in Libia, interminabili, durissimi. E basterebbe questo per immaginare cosa possa avere affrontato, peraltro in piena guerra. Un racconto così crudo che non ce ne parla. Oggi no, oggi si festeggia, si sorride.
Quando riesce ad arrivare in Italia, nel 2021, dopo una complicatissima traversata, con lei c’è anche Ermilack, il suo bimbo. E’ nato due anni prima. I fratelli non lo conoscono.
Da Palermo, viene trasferita a Canicattini, ospite del centro di accoglienza SAI Obioma, gestito dall’impresa sociale Passwork. Emebet è tanto provata, è davvero stanca, ha visto la disperazione ma non perde la speranza. Le prime parole che pronuncia, quando incontra i professionisti della cooperativa di Canicattini, riguardano i suoi figli: “Voglio portarli qui con me”. Parte un lungo, difficile, a tratti buio, percorso. Il ricongiungimento familiare non risulta cosa facile. Al contrario, sono numerosi gli ostacoli che si incontrano negli anni. E ne passano tanti senza una buona notizia. Emebet ne soffre, ogni giorno piange ed ogni giorno, puntualmente, chiede quando potrà riabbracciare i suoi figli. Nessuno sa darle una risposta. Nessuno sa dirle che potrebbe non accadere. Ed invece, infine, succede. La comunità di Canicattini Bagni, con in testa il sindaco Paolo Amenta ha organizzato nei giorni scorsi una grande festa per accogliere la famiglia di Emebet finalmente riunita. Adesso inizia una nuova vita per loro. Due dei suoi figli conoscono solo l’aramaico. Impareranno l’Italiano. Non è un problema. Ne sono tutti sicuri. Si inizia a costruire, si apre una nuova pagina, tutta da scrivere. Mamma Emebet e i suoi figli sono finalmente insieme. Tutto il resto verrà.

 

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