Siracusa città museo o città viva? Archeologia e sviluppo, è tempo di ripensare le regole
Il “no” alla galleria della complanare ed al collegamento Pizzuta-Targia è solo l’ultimo di una lunga serie. Un tunnel sotto le mura dionigiane? Impossibile per la Sovrintendenza ai Beni Culturali. Ancora più dei costi mostruosi (33 milioni di euro circa), l’opera non si farà e torna in un cassetto per l’esistenza di rigidissimi vincoli archeologici.
E’ una costante per Siracusa, città che ha scelto di tutelare rigidamente il passato, voltando le spalle ad ogni idea di miglioria moderna. A riavvolgere il nastro, gli episodi si moltiplicano. Ecco una veloce e non esaustiva sintesi.
Per il completamento della strada tra Santa Panagia e Scala Greca, è stato cambiato il progetto. La strada diritta – comoda e sicura per gli automobilisti – avrebbe attraversato un’area di necropoli greca con tutela massima (oggi vi pascolano spesso mucche, ndr), quindi variante: due curve, quasi a gomito, per salvare comunque la realizzazione.
E ricordate il progettato e finanziato Ccr di via Don Sturzo? C’è una latomia (cava di pietra), quindi nulla da fare: il progetto va delocalizzato. Ed è scomparso dai radar delle realizzazioni pubbliche. Per la verità anche quella latomia degna di tutela è scomparsa sotto la vegetazione intestante.
Il PalaIndoor che ormai è quasi completo alla Pizzuta, era nato come struttura a servizio del camposcuola Di Natale. Indovinate? Vincoli archeologici e paesistici, tutela massima, non si può fare. Per salvare progetto e finanziamento, di corsa è stato tutto ripensato e spostato alla Pizzuta (con aggravio dei costi).
Storia di questi giorni: via Trapani. Durante gli scavi per la nuova conduttura idrica è emerso un paramento murario. Lavori di alcune settimane diventano storia di mesi. Solo in queste ore, la faccenda sta sbloccandosi.
Rimane negli archivi anche l’ascensore per la Latomia dei Cappuccini. Progetto del Comune di Siracusa finanziato dalla Regione e propedeutico ad una fruizione inclusiva della straordinaria area. Oggi può essere raggiunta solo attraverso scomode rampe di scale, impossibili per chi ha difficoltà a deambulare o si trova in carrozzina. Anche qui, no della Sovrintendenza per superiori ragioni di tutela.
Ci sono poi i lavori per la realizzazione della mensa scolastica alla Costanzo, Vittorini e Lombardo Radice. In tutti e tre i casi, lunghi stop e varianti – con prescrizioni – per latomie di superficie e mosaici policromi (studiati e ricoperti) con il rischio concreto di perdere i finanziamenti o non fare i lavori.
A vostro gusto, potete aggiungere all’elenco il parcheggio Mazzanti, l’area delle mura spagnole di fronte al Talete, oppure la trascurata e imbarazzante zona archeologica alle spalle di Casina Cuti. I ritrovamenti e gli studi del prof. Voza dimenticati sotto erbacce, ringhiere arrugginite, ammalorate, mancanti e muretto pieno di danni. L’interrogativo provocatorio ci sta tutto: è così che si manifesta la pretesa e richiesta tutela massima dei beni culturali e archeologici?
Se ogni segno del passato finisce per bloccare qualsivoglia idea di futuro, evidentemente Siracusa deve restare ferma al IV sec. a.C. Nulla da dire se questa ricchezza di tracce diffuse fosse gestita e messa a sistema, invece di dare l’idea di finire per ingessare un territorio tutto.
Sia ben chiaro, la Soprintendenza fa il suo lavoro. Il punto è altrove. Negli ultimi vent’anni, i vincoli si sono moltiplicati, irrigiditi, stratificati fino a trasformarsi – spesso – in un labirinto in cui anche l’intervento più semplice diventa un’incognita. Una strada, una scuola, un’infrastruttura di servizio: opere necessarie, a volte urgenti, che finiscono inevitabilmente sotto la lente dell’archeologia preventiva, allungando tempi, aumentando costi, mettendo a rischio finanziamenti.
E allora la domanda non è se tutelare o meno – su questo non si discute – ma come farlo. Perché in una città come Siracusa, che è stata una delle più grandi metropoli del mondo antico e che nei secoli è stata ricostruita sempre sugli stessi luoghi, è quasi naturale aspettarsi che sotto ogni scavo emerga qualcosa. È la sua ricchezza, purtroppo però anche il suo limite se la faccenda non viene gestita con equilibrio.
Serve una riflessione più ampia, che integri tutela e sviluppo invece di metterli costantemente in contrapposizione. Come, ad esempio, accaduto con recenti realizzazioni che – solo per caso – sono due supermercati della stessa catena: uno in via Beneventano del Bosco costruito “sopra” una latomia, lasciandone a vista le tracce tra scale e struttura; l’altro, a Santa Panagia, in cui le tombe della necropoli greca sono state inglobate nel suo parcheggio.













