Bimba sospesa tra due mondi, l’avvocata: “Evitarle stress, rivedere attuazione ricongiungimento”

 Bimba sospesa tra due mondi, l’avvocata: “Evitarle stress, rivedere attuazione ricongiungimento”

Nella storia della bambina di 7 anni finita sospesa tra due mondi – gli (ex) genitori affidatari e la madre biologica – c’è un aspetto che supera ogni ogni posizione o valutazione di parte. Ed è lo sguardo di una ragazzina ferma, ostinata, impaurita. Uno sguardo che si traduce in azioni e parole, in un ‘no’ motivato da quattro anni di legami e sistema di supporto. Quello sguardo ci costringe ad interrogarci tutti.
Da un lato ci sono i genitori affidatari, con cui ha vissuto quattro anni, costruendo legami, abitudini, affetti; dall’altro il diritto, sancito da una sentenza del Tribunale per i Minorenni, al ricongiungimento con la madre biologica che non ha abbandonato la piccola, “smarrita” in triste storia di migrazione e viaggi della speranza.
La decisione assunta dal Tribunale, che dispone il ricongiungimento con la madre naturale, nasce certo da valutazioni tecniche, consulenze, relazioni. Ma nel momento in cui, per più volte, si è tentata la sua attuazione, questa si è scontrata con una realtà tanto semplice quanto dirompente. Ed è la volontà della bambina.
“Si è posto un grossissimo problema”, spiega l’avvocato Alessandra Furnari, tra l’altro già assessore alle politiche sociali del Comune di Siracusa. “I genitori affidatari hanno fatto quello che gli è stato richiesto, i servizi sociali hanno eseguito un ordine. Ma nessuno, forse, aveva ipotizzato una modalità così rapida e definitiva di attuazione”. Con una cesura netta dei rapporti creati e ormai quotidiani con i collocatari, per un nuovo inizio. Ed è proprio qui che tutto si è fermato. Nell’auto da cui la bambina non vuole scendere. Nei tentativi rinviati di giorno in giorno. Nella resistenza che non è capriccio bensì radicamento, amore, urlata volontà.
Nessuno mette in discussione la sentenza o il diritto della madre biologica. Nemmeno gli affidatari, che anzi hanno mostrato di rispettare il provvedimento, anche se non lo condividono. Ma qual è il modo corretto e rispettoso per eseguire quella decisione che – ricordiamolo – riguarda la vita di una bimba? Ecco, questo è il nodo.
“L’ultima settimana è stata probabilmente un trauma continuo. Ogni giorno poteva essere quello in cui veniva estirpata dalla sua realtà e condotta in un mondo che, dal suo punto di vista, è sconosciuto”, riflette l’avvocato Furnari. “Non parliamo di un pacco che si può prendere e portare di qua e di là. E’ una bambina strutturata, consapevole, che ha manifestato con chiarezza la sua volontà”, aggiunge. Una volontà che, per quanto filtrata dalle valutazioni tecniche, oggi appare evidente ai più. E che apre una crepa tra diritto e realtà, in cui si infila il rischio di indurre un ulteriore trauma ad una creatura che ha già avuto il suo carico abbondante di stress. Davvero non c’è stato, o non c’è adesso, spazio per percorsi graduali, per ipotesi di convivenza “di prossimità”? Soluzioni capaci di tenere insieme, senza imporli, affetti diversi e sani. Forse non sono state ritenute praticabili o sufficienti nel complesso iter che ha portato alla sentenza. Oggi, però, alla luce degli ultimi accadimenti, sembrano quasi auspicabili.
“La speranza – conclude Furnari – è che sia lo stesso Tribunale a valutare modalità diverse. Non si tratta di contestare il merito, ma di rivederne l’attuazione. Magari mantenendo la presenza degli affidatari, per accompagnare senza traumi la bambina in questo percorso di ricongiungimento”.

 

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