Trasloco del “Rizza” e polemiche, sbotta il liceo Corbino: “Abbiamo scelto il rispetto delle istituzioni”
Resta accesa la polemica sulla razionalizzazione degli spazi scolastici, che si è tradotta nella decisione di spostare l’istituto tecnico commerciale Rizza dalla sua storica sede all’ex Insolera. Dopo il pronunciamento del Tar, che ha confermato la legittimità della scelta compiuta dal Libero Consorzio Comunale, retto dal presidente Michelangelo Giansiracusa, gli studenti del Rizza continuano a manifestare in maniera chiara il proprio dissenso. Oggi, manifestazione simbolica, quando hanno atteso l’arrivo dei tecnici dell’ente, impegnati in un sopralluogo, tutti vestiti di nero in assoluto silenzio, lo stesso che ritengono di avvertire dalla politica e dalla città. Nel pomeriggio, anche il liceo Corbino ha però deciso di dire la propria. “In questi mesi-si legge nella nota diffusa- il Liceo Corbino ha scelto il silenzio e il rispetto delle istituzioni. Non perché mancassero le ragioni per intervenire, ma perché abbiamo sempre ritenuto che una vicenda così delicata dovesse trovare soluzione nelle sedi competenti e non nelle piazze.Oggi, dopo il pronunciamento del TAR che ha confermato la legittimità delle decisioni assunte dal Libero Consorzio, riteniamo tuttavia doveroso rappresentare anche il punto di vista della nostra comunità scolastica.Se il principio è quello di dare voce agli studenti-evidenzia la comunità scolastica del liceo siracusano- allora devono essere ascoltati tutti gli studenti. Devono esserlo anche i circa 1.400 alunni del Liceo Corbino e, in particolare, gli oltre 800 ragazzi che ogni giorno frequentano il plesso di via Pitia, una struttura che, per caratteristiche e dotazioni, non può essere considerata pienamente adeguata alle esigenze di una moderna comunità educativa. Anche loro avrebbero molte ragioni per manifestare. Potrebbero rivendicare laboratori più attrezzati, spazi sportivi adeguati, ambienti di apprendimento più funzionali e condizioni maggiormente rispondenti alle necessità del proprio percorso di studi. In altre parole, potrebbero rivendicare il pieno diritto allo studio, che da anni risulta fortemente condizionato dalle criticità strutturali della sede che frequentano.Anche loro potrebbero organizzare sit-in, raccogliere firme e promuovere iniziative di protesta.Il Liceo Corbino non lo ha fatto, perché ha scelto la strada della responsabilità istituzionale. Ha scelto di non alimentare contrapposizioni tra studenti di scuole diverse e di non trasformare una questione amministrativa in una contesa pubblica affidata alla mobilitazione degli alunni. Colpisce, inoltre, che una decisione assunta da un ente pubblico nell’esercizio delle proprie competenze, fondata su dati oggettivi e successivamente ritenuta legittima dal Tribunale Amministrativo Regionale, venga definita in alcuni interventi pubblici come “clientelare”.Si tratta di una qualificazione particolarmente grave- secondo la comunità scolastica del liceo Corbino- perché non si limita a contestare una scelta amministrativa, ma finisce per insinuare l’esistenza di logiche estranee all’interesse pubblico. Un’affermazione che appare difficilmente conciliabile con il percorso amministrativo seguito, con gli atti adottati dagli uffici competenti e con il pronunciamento dell’autorità giudiziaria che ha esaminato approfonditamente la vicenda. Le decisioni pubbliche possono essere condivise o contestate. Tuttavia, il confronto democratico dovrebbe sempre fondarsi sul rispetto delle istituzioni, dei fatti e delle pronunce degli organi chiamati a valutarli”.












