Industria, energia e transizione. Pistorio (Sonatrach): “Integrazione delle fonti. La Sicilia hub energetico”
La transizione energetica non può limitarsi alla sostituzione di una sola fonte con un’altra, ma deve passare da un modello di integrazione capace di garantire sicurezza, autonomia e sostenibilità. È questo il messaggio lanciato da Rosario Pistorio, amministratore delegato di Sonatrach Raffineria Italiana e vicepresidente di Unem (Unione Energie per la Mobilità), intervenuto su Fmitalia per affrontare i temi dell’energia, della decarbonizzazione e del futuro del polo industriale siracusano.
“Il mondo avrà sempre più bisogno di energia”, ha spiegato Pistorio. “Dal 2010 al 2050 si prevede un incremento del fabbisogno energetico mondiale del 40%. Un problema che non riguarda solo la grande industria, ma anche la vita quotidiana: dai dispositivi che utilizziamo ogni giorno ai data center, fino alla crescita demografica dei Paesi emergenti”.
Secondo l’amministratore delegato di Sonatrach, la sfida non può essere affrontata puntando su un’unica soluzione. “Le rinnovabili rappresentano una componente fondamentale e contribuiranno a colmare il gap energetico previsto al 2050, ma accanto ad esse dobbiamo utilizzare tutte le fonti disponibili. Il concetto chiave è quello dell’integrazione energetica”. Una prospettiva che, secondo Pistorio, riguarda anche il tema della neutralità tecnologica. “La transizione significa passare da un sistema a un altro, ma se semplicemente sostituiamo una dipendenza con un’altra rischiamo di creare nuove fragilità. Per questo serve un mix di fonti diverse”.
Tra le tecnologie da considerare rientra anche il nucleare, tema spesso al centro del dibattito politico. “La Spagna è un esempio interessante: è considerata un modello per lo sviluppo delle rinnovabili, ma allo stesso tempo non ha chiuso raffinerie negli ultimi vent’anni, mantiene il nucleare e dispone di infrastrutture per il gas. È proprio il mix energetico che garantisce sicurezza e autonomia”.
Ampio spazio, nella conversazione. anche al tema Ets, il sistema europeo che obbliga le aziende ad acquistare quote per compensare le emissioni di CO2. Un tema particolarmente rilevante per il polo industriale siracusano. “Nel 2020 una tonnellata di CO2 costava circa 20-25 euro, oggi siamo intorno agli 80 euro. Per una raffineria come la nostra significa un costo annuo tra i 60 e gli 80 milioni di euro”. Il nodo principale riguarda il reinvestimento delle risorse generate dal sistema Ets. “A livello europeo, dall’avvio del sistema sono stati prodotti circa 270 miliardi di euro. Meno del 10% è stato destinato a progetti di decarbonizzazione”. Da qui la proposta di vincolare una parte maggiore delle risorse ai territori che producono quelle emissioni. Come dire che le emissioni avvengono in un luogo e sarebbe importante che una quota significativa tornasse lì per realizzare interventi di riduzione dell’impatto ambientale e di transizione energetica.
“Negli ultimi otto anni abbiamo investito moltissimo sul fronte ambientale e della decarbonizzazione. Abbiamo realizzato l’elettrificazione di una grande macchina industriale, sostituendo una combustione con alimentazione elettrica, stiamo sviluppando un campo fotovoltaico da circa 15 megawatt e un progetto per il riutilizzo delle acque che consentirà un risparmio di circa 3 milioni di metri cubi all’anno”, aggiunge Pistorio a proposito dell’attività di Sonatrach. Complessivamente, negli ultimi tre anni, gli investimenti hanno superato i 300 milioni di euro tra manutenzioni straordinarie e nuovi interventi. “Una quota significativa ricade sul territorio, perché circa l’80% degli investimenti coinvolge imprese locali”.
Quanto all’idrogeno verde, Pistorio ha spiegato che il progetto resta strategico ma deve fare i conti con la sostenibilità economica. “L’obiettivo europeo era ambizioso: 20 milioni di tonnellate di idrogeno verde entro il 2030, metà prodotte in Europa e metà importate. Ma oggi grandi impianti fanno fatica a trovare un equilibrio economico: l’idrogeno verde prodotto da elettrolisi costa almeno tre o quattro volte quello tradizionale”.
Il manager ha quindi aperto alla possibilità di utilizzare strumenti come il Just Transition Fund anche per la zona industriale siracusana. “In passato abbiamo avviato interlocuzioni con il Ministero e lavorato anche con Ambrosetti su un progetto per Siracusa. Oggi c’è maggiore consapevolezza del ruolo strategico della raffinazione, anche se il percorso europeo non è ancora completamente definito”. L’obiettivo, chiarisce Pistorio, non è chiedere risorse per mantenere il passato, ma finanziare il cambiamento. “La chiave è ridurre l’impronta carbonica, aumentare l’efficienza energetica e sostenere quei progetti che permettono alle industrie di trasformarsi”.
E secondo Pistorio, la Sicilia ha tutte le caratteristiche per giocare un ruolo centrale nello scenario energetico nazionale ed europeo. “E’ la principale regione italiana per produzione di carburanti e può diventare anche protagonista nel settore dei biocarburanti. È attraversata dal gasdotto, in futuro potrà esserlo anche dall’idrogeno verde, ha una posizione geografica strategica e competenze industriali consolidate”.
In chiusura, un passaggio sulle tensioni internazionali e le possibili ricadute energetiche. Sul nodo dello Stretto di Hormuz, Pistorio invita alla prudenza. “È una situazione da seguire con grande attenzione perché riguarda direttamente il sistema energetico mondiale. L’Italia ha un sistema più resiliente rispetto ad altri Paesi europei e non credo oggi ci siano problemi di approvvigionamento del petrolio, grazie alla capacità di rifornirsi da diverse aree. Il rischio riguarda soprattutto l’impatto sui prezzi, che potrebbe protrarsi anche nel 2027”.













