Musica, traffico e rumori: cosa è il piano di zonizzazione acustica e cosa dice per il “caso” Ortigia

 Musica, traffico e rumori: cosa è il piano di zonizzazione acustica e cosa dice per il “caso” Ortigia

Il piano di zonizzazione acustica del Comune di Siracusa è pronto dal 2017. Oggi arriva in Consiglio comunale, accompagnato da distinguo e polemiche. Considerato strumento di riferimento anche nella redazione del piano regolatore generale, cioè nelle linee di sviluppo della città, il piano di zonizzazione acustica doveva essere applicato sin dal 1997 ma per quasi trent’anni è rimasto lettera morta. Sino a quando l’allora consulente di Palazzo Vermexio Giuseppe Raimondo decise di colmare la natura regolamentare.
Il piano di zonizzazione acustica all’esame del Consiglio divide Siracusa in 6 aree colorate. Ogni colore indica una diversa “soglia” di emissioni sonore siano esse rumori, musica o traffico.
Si va dal verde – aree particolarmente protette e con emissioni da contenere in limiti stringenti, dove si trovano scuole, ospedali, parchi pubblici – al blu delle zone industriali (Targia). In mezzo il giallo delle aree residenziali (bassa densità di popolazione, moderato traffico veicolare e poche attività ristorazione/intrattenimento), l’arancione delle aree miste (traffico veicolare di attraversamento, densità di popolazione media, presenza di attività di ristorazione/intrattenimento) e il rosso delle aree ad intensa attività umana (alto traffico veicolare, elevata presenza di uffici, attività artigianali, aree portuali e locali ristorazione/intrattenimento). Nel piano di zonizzazione acustica del Comune di Siracusa c’è anche del fucsia, indica aree prevalentemente industriali con insediamenti produttivi e poche abitazioni (esempio: via Columba).
Particolare è il caso di Ortigia, il centro storico. Qui è sempre attuale il dibattito-scontro tra residenti e visitatori, tra chi vuole il divertimento ad ogni ora e chi vorrebbe riposare sereno in casa. Il piano di zonizzazione acustica divide l’isolotto in tre zone: residenziale (es. Graziella e Giudecca), mista (es. piazza Duomo, via Cavour fino al via del Castello Maniace) e ad intensa attività umana (es Marina, Molo Sant’Antonio, zona Umbertina, via Roma). Si è cercato un complesso compromesso per garantire esigenze tutte legittime, dal riposo notturno dei residenti alla volontà imprenditoriale. Un equilibrio non sempre semplice e che oggi alimenta divisioni e critiche, in particolare sul criticato aumento dei limiti e delle soglie del rumore in Ortigia.
L’amministrazione comunale non fa mistero della propria disponibilità a discutere eventuali osservazioni e modifiche, a patto che siano fondate su basi tecnico-logiche. Per Palazzo Vermexio, le scelte adottate rispettano pienamente la normativa nazionale in materia di inquinamento acustico e “sono orientate a trovare un equilibrio tra la tutela della salute pubblica e le esigenze di una città vissuta quotidianamente”.
La classificazione delle diverse aree del territorio – spiegano gli uffici – è stata elaborata nel rispetto della legge quadro sull’inquinamento acustico (Legge 447 del 1995) e del D.P.C.M. 14 novembre 1997, che individua le varie classi acustiche in funzione delle caratteristiche urbanistiche e delle attività presenti. Per le aree urbane sono previste principalmente le classi II, III e IV: la classe II riguarda le zone prevalentemente residenziali con traffico limitato; la classe III comprende le aree miste, caratterizzate dalla presenza di abitazioni, attività commerciali, uffici e traffico locale; la classe IV è invece destinata alle aree con intensa attività umana, come grandi arterie di comunicazione, zone portuali e aree con maggiore concentrazione di attività economiche.
Per quanto riguarda il centro storico di Siracusa, Ortigia e la zona Umbertina sono state inserite in classe III, ritenuta quella più coerente con le effettive caratteristiche dell’area e, secondo il Comune, comunque compatibile con la funzione residenziale. La classe IV è stata invece attribuita esclusivamente alle aree portuali, ai moli e ai lungomare, mentre gli edifici destinati ad abitazioni o strutture ricettive mantengono la classificazione in classe III. Il Piano, nelle ore notturne (tra le 22 e le 6), introduce limiti di rumorosità più restrittivi.
Un altro aspetto affrontato riguarda la cosiddetta “fase automatica” della classificazione, prevista dalle linee guida regionali. In una prima elaborazione, circa 6.000 ettari del territorio comunale, quasi il 30% dell’intera superficie, sarebbero risultati classificati in classe I, quella riservata alle aree particolarmente protette come scuole, ospedali, parchi e beni di interesse storico, artistico o paesaggistico. La stessa normativa regionale, tuttavia, raccomanda che questa classe venga utilizzata con estrema cautela e solo quando strettamente necessario, poiché i limiti acustici sono incompatibili con la presenza di normali attività urbane. Una classificazione così estesa in classe I avrebbe comportato conseguenze ritenute “incompatibili con la realtà cittadina”. In vaste porzioni del territorio sarebbero risultati difficilmente conciliabili attività ordinarie, come la circolazione di automobili e mezzi pubblici, il funzionamento di negozi, bar e ristoranti, l’utilizzo degli impianti tecnologici degli edifici, le attività turistiche legate alla fruizione dei beni culturali e persino le attività agricole. Per questa ragione il Comune di Siracusa ha ritenuto più equilibrato il ricorso alla classe III che assicurerebbe tutela della popolazione senza impedire lo svolgimento delle normali attività economiche, produttive e ricreative. Per queste ultime, restano sempre in vigore i limiti acustici diurni e notturni.
Il documento richiama anche alcune misurazioni fonometriche effettuate nelle ore notturne tra via Salvatore Chindemi, via Savoia e corso Umberto. Secondo l’amministrazione, i rilievi mostrano valori che superano i limiti previsti per la classe III, confermando che il Piano introduce soglie più rigorose rispetto ai livelli di rumore oggi presenti.
Critica la posizione del Comitato Ortigia Resistente che ha trasmesso al Comune un’istanza urgente di partecipazione, chiedendo di essere audito e di riesaminare l’istruttoria prima della trattazione in Consiglio. “La questione non è formale. Il Piano, che dovrebbe contenere l’inquinamento acustico, rischia nella sua attuale impostazione di produrre l’effetto opposto: non ridurre il rumore, ma elevare i limiti per adattarli alla situazione esistente”, spiega il portavoce Davide Biondini.
“Dalla relazione tecnica emerge infatti un elemento decisivo: nella fase di classificazione automatica Ortigia era stata inserita in Classe I, quella di maggiore tutela acustica. Successivamente, sulla base degli indirizzi dell’Amministrazione comunale, il centro storico è stato ricondotto generalmente in Classe III, mentre alcune porzioni costiere sono state collocate in Classe IV, riservata alle aree di intensa attività umana, portuali o assimilabili”.
Non si tratta di una variazione marginale, per il Comitato. “I decibel seguono una scala logaritmica: il passaggio dalla Classe I alla Classe III comporta un aumento di 10 dB(A), corrispondente a circa dieci volte l’energia sonora; il passaggio alla Classe IV porta l’incremento a 15 dB(A), oltre trenta volte l’energia sonora originariamente ammessa. Un Piano di zonizzazione non dovrebbe fotografare il rumore esistente per trasformarlo in regola. Dovrebbe governarlo, contenerlo e ricondurlo entro limiti compatibili con la salute e il riposo dei residenti. Per questo chiediamo una motivazione puntuale, tratto per tratto, della classificazione del fronte mare, con particolare attenzione alle aree residenziali e pedonali come Foro Vittorio Emanuele II e Lungomare Alfeo. Chiediamo inoltre che il Consiglio comunale non approvi il Piano in questa forma senza una seria integrazione istruttoria e senza avere ascoltato i cittadini”.

 

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