Isab-Ludoil, il ministro Urso: “priorità al fabbisogno del mercato italiano”

 Isab-Ludoil, il ministro Urso: “priorità al fabbisogno del mercato italiano”

Con il via libera di Antitrust e della Commissione Golden Power si è chiusa la partita delle autorizzazioni per il passaggio del 51% di Isab alla italiana Ludoil. Si apre quindi la fase del piano industriale per il grande sito siracusano, impianto definito strategico per il Paese con una capacità di raffinazione vicina al 20% nazionale. Si spiega così l’attenzione con cui anche il governo, tramite golden power, segue l’evolversi della situazione. Il ministro delle Imprese, Adolfo Urso, ha anticipato su La Sicilia di oggi, in un articolo a firma di Massimiliano Torneo, quella che potrebbe essere una delle prescrizioni nell’accompagnare il passaggio di proprietà. Ludoil, ha detto il ministro, “prima di tutto assicurare l’approvvigionamento del mercato italiano”. In sostanza, l’indicazione del Mimit è chiara: il fabbisogno dell’Italia prioritario nella produzione di Isab il che significa che una buona parte dei prodotti raffinati saranno destinati principalmente nel nostro Paese.
Ma su questi aspetti, come rilevato anche nel provvedimento dell’Antitrust, bisognerà anzitutto capire come procederà il rapporto con Trafigura. Il trader è forte di un accordo in esclusiva siglato con Goi Energy e valido sino al 2033. Come spiega il Sole24Ore, “Trafigura fornisce il greggio e le altre materie prime e riacquista circa il 90% dei prodotti raffinati, mentre le vendite a terzi sono limitate al restante 10%”. Ed è qui che si inseriscono le parole del ministro Urso che paiono indicare una possibile rinegoziazione dell’agreement, se non una progressiva sostituzione. Il che comporterebbe, però, la necessità di individuare un nuovo fornitore di greggio per Isab che, negli annunciati piani di Ludoil, dovrebbe virare anche verso produzioni come biocarburanti, Saf e Hvo.
Nei giorni scorsi, intanto, il settore industria della Cgil di Siracusa ha chiesto alla nuova proprietà di chiarire strategie, investimenti e garanzie per i lavoratori, per l’indotto e per la continuità produttiva. “Siamo favorevoli a una prospettiva di trasformazione industriale che guardi alla transizione energetica – sottolinea il sindacato – ma la transizione non può essere soltanto una parola contenuta nei piani industriali. Deve tradursi in investimenti, occupazione stabile, formazione, sicurezza e qualificazione del lavoro”. La Cgil ha subito chiarito che non ci sarà spazio per una trasformazione industriale “utilizzata per ridurre gli organici, aumentare la precarietà o comprimere i costi sulla sicurezza. Non esiste transizione industriale senza lavoro e non esiste futuro per l’industria senza sicurezza”.

 

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