Caro gasolio, Campisi (Unicoop): “Il territorio rischia di fermarsi”

 Caro gasolio, Campisi (Unicoop): “Il territorio rischia di fermarsi”

“Il gasolio aumenta il peso dei costi sulle imprese, i margini si assottigliano e il rischio è che a pagare il conto siano sempre gli stessi, ovvero agricoltori, autotrasportatori, cooperative, operatori della distribuzione alimentare e, alla fine, le famiglie. Non siamo più davanti a un semplice problema di costi, ma a una questione di sopravvivenza economica per il nostro territorio”. È un grido d’allarme forte e senza mezzi termini quello lanciato da Paolo Campisi, Direttore Provinciale dell’Unione Italiana Cooperative di Siracusa, di fronte alle difficoltà provocate dal caro gasolio nei settori strategici dell’economia aretusea. Una situazione che coinvolge l’intera filiera produttiva, dalle aziende agricole alle imprese di autotrasporto, fino alla logistica e alla distribuzione alimentare, con ripercussioni particolarmente pesanti per il tessuto delle piccole e medie imprese e per il mondo cooperativo.
“Le imprese cooperative rappresentano l’alveare dell’economia locale e del Sud-Est della provincia aretusea – dichiara Campisi – . Sono una comunità produttiva fatta di lavoro, sacrifici, occupazione, responsabilità sociale e presidio del territorio. Ma anche l’alveare più laborioso, se continuamente impoverito, rischia di non sopravvivere. Non possiamo pretendere che le nostre imprese continuino a garantire servizi essenziali mentre il carburante divora risorse e competitività”. Campisi esprime inoltre piena solidarietà agli operatori economici e ai lavoratori che stanno manifestando il proprio disagio. “Siamo allarmati e solidali con chi protesta – continua il Direttore Provinciale dell’Unione Italiana Cooperative di Siracusa – . Le proteste non possono essere liquidate come semplici manifestazioni di malcontento. Sono il segnale di un disagio che merita ascolto e risposte. Quando chi coltiva la terra non riesce più a sostenere i costi, quando chi trasporta merci vede ridursi i propri margini e quando distribuire alimenti diventa sempre più oneroso, il problema non riguarda una singola categoria ma la tenuta economica e sociale dell’intera provincia”. Da qui la richiesta ufficiale dell’Unione Italiana Cooperative di convocare con assoluta urgenza un tavolo provinciale di crisi presso la Prefettura di Siracusa o, in alternativa, presso il Libero Consorzio Comunale. Un confronto immediato che coinvolga le organizzazioni cooperative, le rappresentanze agricole, le associazioni dell’autotrasporto, gli operatori della distribuzione alimentare e le istituzioni competenti, per individuare interventi concreti di sostegno, monitorare l’impatto dei rincari e sollecitare misure straordinarie ai livelli regionale e nazionale. “Non chiediamo passerelle istituzionali, fotografie di rito o riunioni destinate a produrre soltanto verbali – sottolinea – . Chiediamo un tavolo operativo, con interlocutori responsabili, proposte verificabili e tempi certi. Il costo dell’immobilismo rischia di diventare superiore a quello del carburante”.
Il Direttore Provinciale sottolinea anche la specificità del territorio siracusano, dove agricoltura, trasformazione, trasporto e distribuzione costituiscono una catena economica strettamente interdipendente. “Al Prefetto e ai vertici del Libero Consorzio Comunale chiediamo un segnale immediato – conclude Campisi – . Occorre convocare le parti e aprire un confronto serio prima che le difficoltà si trasformino in chiusure, riduzione delle attività e perdita di occupazione. Non vogliamo arrivare al punto di contare le imprese che hanno abbassato le saracinesche per accorgerci che bisognava intervenire prima. Chi produce cibo, chi lo trasporta e chi lo porta sulle tavole dei cittadini non può essere lasciato solo. La pazienza delle imprese non è una risorsa inesauribile. Siracusa non ha bisogno di altre dichiarazioni di circostanza: ha bisogno di risposte. E ne ha bisogno adesso”.

 

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