Siracusa prima in Italia per crescita industriale: +8,8%. Il ministro Urso al centenario di Confindustria
A poche settimane di distanza dalla visita agli impianti di Isab-Ludoil, il ministro delle Imprese e del Made in Italy torna a Siracusa. Adolfo Urso parteciperà all’assemblea pubblica con cui Confindustria Siracusa celebra il Centenario, domani 6 novembre al teatro Massimo. Attesa per il suo intervento, in una fase in cui la raffinazione è diventata tema europeo e nel siracusano – dove insistono le grandi raffinerie Isab e Sonatrach – inizia anche la costruzione della bioraffineria in joint venture Eni-Q8.
Intanto, dall’analisi del Centro Studi Tagliacarne e di Unioncamere sui valori aggiunti regionali e provinciali a prezzi correnti relativi al 2025 emerge come Siracusa guidi la crescita industriale in Italia: nel 2025 valore aggiunto in aumento dell’8,8%
La provincia aretusea ha registrato un incremento dell’8,82% rispetto all’anno precedente. Un risultato che colloca il territorio siracusano tra i principali motori della crescita industriale del Paese, ma che si inserisce in un quadro siciliano decisamente più articolato.
La performance di Siracusa assume particolare rilievo se confrontata con l’andamento complessivo del settore industriale, che a livello nazionale ha segnato una crescita dell’1,75%. Un dato significativo per un territorio nel quale l’industria rappresenta una componente fondamentale dell’economia, a partire dal polo petrolchimico ed energetico. La crescita registrata conferma il peso del comparto produttivo siracusano nello scenario nazionale, anche se il dato sul valore aggiunto, da solo, non consente di misurare l’andamento dell’occupazione, degli investimenti o della produzione fisica.
La Sicilia, nel suo complesso, mostra invece una situazione a più velocità. Il valore aggiunto regionale raggiunge i 102,5 miliardi di euro, con un incremento del 2,23% sul 2024. Una cifra che vale il dodicesimo posto nella graduatoria nazionale. Decisamente meno favorevole il dato pro capite: con 21.452,80 euro, l’Isola scivola al diciannovesimo posto, evidenziando il divario ancora esistente rispetto alle aree economicamente più forti del Paese.
Anche osservando i singoli settori emergono differenze importanti. Nell’industria, la Sicilia totalizza 8.825,6 milioni di euro di valore aggiunto, con una crescita contenuta dello 0,86%, che la colloca al sedicesimo posto tra le regioni italiane. Una media che nasconde però distanze notevoli tra le province: da una parte il risultato di Siracusa, in vetta alla classifica nazionale, dall’altra quello di Caltanissetta, penultima in Italia con una flessione del 3,79%.
Non va meglio in agricoltura, dove il valore aggiunto siciliano si ferma a 4.517,7 milioni di euro, in diminuzione dell’1,18%. Anche in questo caso la regione occupa il sedicesimo posto. Segno negativo pure per le costruzioni: 6.788,5 milioni di euro e una contrazione dello 0,19%, che relegano la Sicilia al diciannovesimo posto.
Ci sono, tuttavia, comparti nei quali l’economia isolana mostra una maggiore capacità di tenuta. È il caso delle attività finanziarie e assicurative, che con 26.912 milioni di euro e una crescita del 3,16% portano la Sicilia al secondo posto nazionale. Positivo anche il contributo dell’amministrazione pubblica e della difesa: 31.062,2 milioni di euro di valore aggiunto, in aumento del 2,67%, per il quarto posto nella graduatoria regionale.




