La caduta, il parto e poi il Consiglio comunale. La battaglia anti-discriminazione di Chiara Ficara

 La caduta, il parto e poi il Consiglio comunale. La battaglia anti-discriminazione di Chiara Ficara

Protagonista, suo malgrado, delle recenti cronache politiche è la consigliera comunale Chiara Ficara. Ex cinquestelle, è tornata adesso a sedere in aula Vittorini nel gruppo di Grande Sicilia, in surroga del consigliere Bonafede, dimessosi per motivi di salute. In occasione dell’ultimo consesso, ha chiesto di poter seguire i lavori dell’aula – e votare – collegata in remoto, per via delle sue condizioni. Sul punto, è stata sollevata dal Pd una pregiudiziale perchè il regolamento comunale non prevede una simile fattispecie. Ha però vinto la consuetudine, con il via libera alla modalità da remoto anche per via di alcuni precedenti già adottati dallo stesso Consiglio.
Ne è nato un vivace confronto sulle pari opportunità, con la netta presa di posizione della consigliera Nadia Garro. Anche il sindaco di Siracusa, Francesco Italia, intervenuto nella vicenda per stigmatizzare l’atteggiamento del Pd che voleva “discriminare” una consigliera neo-mamma.
Chiara Ficara aveva chiesto di partecipare collegata da casa proprio per via del lieto evento, avvenuto pochi giorni addietro. Non solo, è anche reduce da una brutta caduta che ha costretto i medici ad ingessarle la gamba. E lo racconta lei stessa in un lungo post social, con tanto di foto a corredo. “A 38 settimane di gravidanza, una caduta. Una frattura scomposta trimalleolare alla caviglia. L’ambulanza, l’ospedale, la paura. I medici hanno deciso di far nascere prima la mia bambina con un cesareo, e dopo qualche giorno mi hanno operata alla caviglia. Ero in degenza, con mia figlia appena nata tra le braccia e una gamba immobilizzata. Eppure ho chiesto di poter partecipare al Consiglio Comunale. Per dovere”.
Sulla vicenda, è netta. “Il regolamento va aggiornato. Ma quello che non posso accettare è che si metta in discussione il diritto di una donna, di una neo-mamma, di una consigliera eletta, di esserci. Di fare il suo lavoro”, scrive. “Ringrazio di cuore le colleghe e i colleghi che hanno preso la parola per me, che hanno parlato di pari opportunità, che hanno detto che era assurdo escludermi. Grazie a loro la pregiudiziale è stata ritirata e io ho potuto partecipare”. E ancora: “voglio dirlo con chiarezza: noi donne abbiamo il diritto e il dovere di far rispettare i diritti che abbiamo conquistato con sudore e sacrifici”. La chiusura diventa manifesto politico: “Io ci sono. Per tutte le donne che non vogliono scegliere tra essere madri e essere se stesse”.

 

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