Autunno a rischio alluvioni e mareggiate, Cocina: “La natura non accetta le case in riva al mare”
Dopo un’estate con temperature costantemente sopra i valori stagionali, adesso preoccupa l’autunno. Non lo nasconde il capo della Protezione Civile Regionale, Salvo Cocina. Il mare è sempre più caldo e l’arrivo delle prime correnti fredde potrà così “contare” su un “accumulo di notevole energia pronta a sprigionarsi”. In che modo? “Temporali, alluvioni, mareggiate”. Da qui l’invito a Comuni, Province ed alle stesse strutture regionali affinchè si mettano in pratica i piani di protezione civile. “La carta vincente è la prevenzione e l’allerta precoce tra giorni prima”, sottolinea Salvo Cocina. Se in prevenzione la Sicilia non pare ancora concretamente specializzata, è invece vero che l’allerta anticipata in occasione del ciclone Harry ha permesso di limitare i danni, quanto meno sotto l’aspetto delle conseguenze per le vite umane. Sconquassate, invece, le coste maggiormente urbanizzate. “Le case vanno protette e, nei casi estremi, tolte dai luoghi più esposti”. Vale a dire da quelle zone in cui “la natura non le accetta”.
Le parole del capo della Protezione civile regionale trovano l’apprezzamento di Legambiente Sicilia. “Salvo Cocina ha detto una cosa che in Sicilia in pochi hanno il coraggio di dire: in alcuni luoghi la natura non accetta le case, che vanno quindi rimosse dalle aree più esposte ai rischi di frane, alluvioni e mareggiate, sempre più frequenti ed estremi a causa dei cambiamenti climatici. Lo apprezziamo e lo prendiamo sul serio”, spiega il presidente regionale dell’associazione ambientalista, Tommaso Castronuovo.
“Bisogna aprire subito un percorso di delocalizzazione delle case e delle infrastrutture più a rischio, con una mappa delle aree pericolose, tempi certi e risorse per chi deve trasferirsi. E, da subito, va chiusa una falla normativa: la legge regionale 78/1976 vieta di costruire entro 150 metri dalla battigia, ma lascia ancora aperta un’eccezione per le zone A e B dei piani regolatori, nata nel 1976 per fotografare l’esistente e oggi, di fatto, utilizzata per continuare a costruire e ampliare sulla costa. Va vietata ogni nuova costruzione e ogni ampliamento entro i 150 metri, senza eccezioni legate alla zonizzazione”.
Ma delocalizzare le case richiede tempo, consenso e risorse. Diverso è il discorso per strade, parcheggi, piste ciclabili e piazzette. “Eppure, dopo il ciclone Harry, le strade lungomare e altre infrastrutture della costa siciliana sono state ricostruite in fretta e furia, mantenendo la stessa larghezza di prima, cioè rioccupando la stessa porzione di spiaggia, anche dove sarebbe stato possibile arretrarle. Sono stati ricostruiti anche parcheggi, piste ciclabili e piazzette che si sarebbero potuti sacrificare per restituire profondità alla spiaggia. Ed è proprio la profondità della spiaggia a dissipare l’energia delle onde, la stessa energia che poi si scarica sulle fondazioni delle case”.
Il riconoscimento del capo della Protezione civile siciliana rappresenta un primo passo importante, secondo Legambiente. “Ma va accompagnato da atti concreti, con tempi diversi a seconda di ciò che deve essere spostato: subito per le infrastrutture pubbliche, in modo pianificato ma senza rinvii per le case”.













