Baraccopoli di Cassibile, Granata: "Verifiche sugli imprenditori che sfruttano i migranti"

 Baraccopoli di Cassibile, Granata: "Verifiche sugli imprenditori che sfruttano i migranti"

“Sul campo di Cassibile, la cui stabilizzazione continua a sembrarmi un errore, pongo alle forze sociali e politiche e alla Prefettura una domanda che mi sembra essenziale: è stato fatto un censimento del campo, identificando chi lo abita e sopratutto dove e per chi lavora?”. L’assessore alla Cultura e Legalità, Fabio Granata interviene con queste parole sulla vicenda Cassibile, alla luce anche del vertice che si è svolto in prefettura e al cosiddetto “Progetto Cassibile” di cui ha parlato l’assessore regionale Scavone.
Granata chiede “se si sono verificate le condizioni contrattuali di questi immigrati e quali siano gli imprenditori agricoli che se ne servono e se questi non abbiano luoghi decenti dove ospitarli e che non siano delle baracche in uno spazio pubblico”. Chiaro, insomma, il pensiero del componente della giunta Italia, che attribuisce precise responsabilità, attraverso queste parole, a chi evidentemente trae profitto da una situazione del genere. “È possibile-prosegue Granata-  che si consenta di riversare sul “pubblico” il problema e non si chieda agli imprenditori di dare un contributo di ospitalità e armonia, lasciando loro solo i profitti?” Indice puntato contro i sindacati. “Non esiste una sola forza sindacale- tuona Granata-  che sollevi il tema di profitti privatizzati e problemi scaricati alla collettività.È possibile che, oltre che ai caporali, non si debba verificare per chi questi ultimi lavorano e per reclutare braccianti in quali proprietà?”. Solo dopo questi passaggi, secondo l’assessore alla Legalità-  possiamo iniziare un sacrosanto lavoro di integrazione, ma non per risolvere ogni problema e alleviare ogni costo ai possidenti terrieri.Credo che questa sia una posizione “sociale” e giusta, oltre la retorica della accoglienza senza se e senza ma che finisce-conclude Granata- spesso per coprire illegalità e diritti negati”

 

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