Carburanti, esposto all’Antitrust per i prezzi in aumento. Si teme effetto a catena

 Carburanti, esposto all’Antitrust per i prezzi in aumento. Si teme effetto a catena

Le tensioni militari tra Stati Uniti, Israele e Iran stanno già producendo effetti sui mercati energetici internazionali e si riflettono direttamente sui prezzi dei carburanti in Italia. L’instabilità geopolitica nell’area mediorientale, snodo strategico per produzione e transito di petrolio, sta infatti alimentando una nuova ondata di rincari alla pompa, con ripercussioni immediate per famiglie e imprese.
Secondo le rilevazioni basate sui dati dell’Osservaprezzi del Ministero delle Imprese e del Made in Italy, il prezzo medio nazionale della benzina in modalità self service ha raggiunto 1,749 euro al litro, mentre il diesel self è salito a 1,875 euro al litro. Ancora più alti i prezzi in modalità servita, con la benzina a 1,883 euro/litro e il diesel oltre la soglia dei 2 euro al litro (2,004 euro).
A incidere sui listini anche i ritocchi applicati dalle principali compagnie petrolifere: Eni ha aumentato i prezzi raccomandati di 2 centesimi sulla benzina e 5 sul diesel, mentre IP ha ritoccato entrambi i carburanti di 5 centesimi. Incrementi anche da parte di Tamoil e Q8.
Nel frattempo, l’Associazione di Base dei Consumatori (Abaco) ha presentato un esposto all’Autorità Garante della Concorrenza e del Mercato chiedendo l’apertura di un’istruttoria sull’ “anomala e improvvisa impennata” dei prezzi registrata dall’inizio di marzo. Secondo il presidente Luigi Iasci, gli aumenti sarebbero difficilmente giustificabili con i costi reali della filiera energetica, considerato che il prezzo del Brent oscilla tra 82 e 83 dollari al barile. L’associazione non esclude quindi possibili dinamiche speculative o un coordinamento anomalo dei listini tra compagnie.
In Sicilia, dove la mobilità dipende quasi esclusivamente dal trasporto su gomma, i rincari si fanno sentire con particolare intensità: il gasolio self ha raggiunto 1,870 euro al litro, la benzina 1,763 euro, mentre il GPL servito si attesta a 0,760 euro e il metano servito a 1,754 euro.
Gli aumenti dei carburanti rischiano inoltre di tradursi in un effetto a catena sui prezzi dei beni di consumo. Secondo alcune elaborazioni economiche, un incremento dei carburanti tra il 2% e il 3% potrebbe determinare nel breve periodo un aumento dei prezzi alimentari tra lo 0,5% e l’1,5%, con i primi rincari attesi su ortofrutta, latticini, carne e prodotti della filiera cerealicola.
Se la situazione internazionale dovesse restare instabile, la spesa alimentare delle famiglie italiane potrebbe crescere tra 20 e 40 euro al mese per nucleo, aggravando ulteriormente il costo della vita.

 

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