• Cassato l’emendamento del patto Stato-Raffinazione, rabbia Confindustria: “increduli ed indignati”

    “Incredulità ed indignazione”. Il presidente di Confindustria Siracusa, Diego Bivona, non nasconde i suoi sentimenti nell’apprendere che è stato cassato dal Decreto Rilancio l’emendamento sul patto Stato-Raffinazione, con il quale parte delle tasse della zona industriale sarebbero stati utilizzati per la transizione energetica e la sostenibilità ambientale.
    “Sono incredulo perché non si pensava si potesse arrivare a tanto da parte del Governo nel continuare a penalizzare una Regione già fortemente discriminata. Sono indignato perché dopo un decennio di veti normativi ed ostruzioni autorizzative da parte della politica nazionale e regionale, volti a scoraggiare le imprese ad investire nei maggiori poli industriali, anzi per agevolarne la fuga, finalmente ci sarebbe stata la possibilità di lanciare un segnale di segno opposto”.
    Bivona è un fiume in piena. “Considerando che la parte pubblica non è stata finora in grado di sopperire, nonostante i milioni di euro che le aziende locali versano annualmente allo Stato, alle gravi carenze infrastrutturali del nostro territorio, che ci relegano all’attuale isolamento, sarebbe stato ragionevole lasciare ai privati una parte di queste tasse per mantenere gli stessi ancorati al territorio”. Il presidente di Confindustria Siracusa torna a paventare il rischio desertificazione.
    “Siamo curiosi di conoscere come il Governo intende rispondere, in maniera concreta e non con dichiarazioni che poi non trovano riscontro nella pratica attuazione, alle esigenze della Regione Siciliana di recuperare il 25% del PIL in meno che ci ritroveremo alla fine di quest’anno. Siamo curiosi di sapere come il nostro Ministro per il Mezzogiorno pensa di colmare il gap Nord-Sud, quante risorse del Recovery Fund e del MES arriveranno nel nostro territorio. Gli imprenditori vorrebbero poi conoscere quale Piano industriale si deve perseguire al fine di rendere compatibili nuove attività imprenditoriali alternative”.

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