Catasto incendi, lo strumento che può fermare i piromani. Ma viene davvero applicato a Siracusa?
Ogni estate, puntuale, la scena si ripete. Ettari di vegetazione che vanno in fumo, colonne di fumo visibili a chilometri di distanza, case minacciate dalle fiamme, paura tra i residenti e un enorme impiego di uomini e mezzi per domare gli incendi. È accaduto ancora una volta a Siracusa, in una domenica terribile con il vasto rogo che ha interessato contrada Spalla e, quasi in contemporanea, anche i terreni tra Santa Panagia, via Bulgaria e via Antonello da Messina. L’autocombustione non può spiegare questi fenomeni, dietro i quali c’è quasi sempre un innesco voluto o causato con dolo o colpa.
Passata l’emergenza, però, resta una domanda che raramente trova risposta. Cosa succede dopo? Perché, oltre allo spegnimento delle fiamme, esiste uno strumento previsto dalla legge che dovrebbe rappresentare una delle più efficaci armi di prevenzione e contrasto ai roghi dolosi. È il “catasto degli incendi”, obbligatorio per tutti i Comuni italiani.
La sua istituzione è prevista dalla legge 353 del 2000. Ogni amministrazione comunale deve censire i terreni percorsi dal fuoco, riportandoli in un apposito catasto costantemente aggiornato. Non si tratta di un semplice archivio burocratico. Da quell’elenco scattano infatti una serie di vincoli e divieti pensati proprio per scoraggiare gli incendi appiccati con finalità speculative o per modificare l’utilizzo dei terreni. Il divieto più noto riguarda il cambio di destinazione d’uso. Per dieci anni le aree incendiate non possono essere trasformate, ad esempio per finalità edilizie. Ma non è l’unico. La normativa vieta anche il pascolo e la caccia sui soprassuoli percorsi dal fuoco per i tempi stabiliti dalla legge, proprio per impedire che un incendio possa diventare uno strumento per liberare superfici destinate all’allevamento o ad altri utilizzi. Una previsione che assume un significato particolare in un territorio come quello siracusano.
E’ allora il caso di porre pubblicamente alcune domande a Palazzo Vermexio. A cominciare dalla prima: il Catasto incendi è aggiornato con regolarità dal Comune di Siracusa? E ancora, le aree percorse dal fuoco vengono tempestivamente inserite nell’elenco previsto dalla legge? E soprattutto, i divieti conseguenti vengono controllati e fatti rispettare?
Sono domande legittime, soprattutto in una stagione estiva che continua a registrare incendi sempre più frequenti e devastanti. Perché se il censimento resta solo un adempimento amministrativo o, peggio ancora, non viene aggiornato con costanza, uno degli strumenti più importanti di prevenzione perde completamente la sua efficacia nell’impedire che qualcuno – ipoteticamente – possa trarre vantaggio da un terreno bruciato e quindi spezzare quella “convenienza” che, in alcuni casi, può celarsi dietro un rogo.
Le leggi, dunque, ci sono. Quello che serve è la volontà di applicarle fino in fondo, con controlli costanti e sanzioni quando necessario. Partiamo dal catasto incendi, per non perderci dietro le solite stantie polemiche tra chi pulisce o non pulisce terreni pubblici o privati.












