Santolio è salva. La stazione elettrica di Terna non si farà
La conferma ufficiale che Santolio è salva in quanto la stazione elettrica di Terna non si farà, è giunta in questi giorni da una nota del Ministero dell’Ambiente. Terna ha fatto marcia indietro, rinunciando senza fornire spiegazioni ufficiali al progetto di costruzione e connessione alla Rete Nazionale della Cabina Primaria. Un’opera devastante che avrebbe sventrato e compromesso per sempre l’integrità del patrimonio rupestre e storico della contrada, e contro la quale si sono battuti con tenacia per oltre un anno i cittadini, le associazioni ambientaliste e culturali, la stampa locale e il Comune di Palazzolo Acreide. Sventata la minaccia di ruspe e colate di cemento, sarebbe tuttavia un grave errore cantare vittoria e abbassare la guardia. Per evitare che simili progetti speculativi si ripresentino in futuro sotto altre forme, occorre risolvere una volta per tutte la vera piaga che affligge quest’area di straordinario valore come l’incomprensibile e colpevole assenza di un vincolo archeologico formale. Santolio custodisce una grandiosa necropoli paleocristiana e bizantina, ipogei, arcosoli e insediamenti rupestri censiti e studiati. Attualmente l’area gode solo di una generale tutela paesaggistica per la macchia e l’ambiente rupestre, ma difetta del vincolo di tutela archeologica diretta. La responsabilità di questa grave lacuna risiede interamente nelle stanze della Soprintendenza ai Beni Culturali di
Siracusa. “L’attuale Soprintendente Antonino Lutri e la sua squadra di dirigenti non possono più fare
finta di nulla né trincerarsi dietro la burocrazia – dichiara Fabio Morreale presidente di Natura Sicula Associazione naturalistica e culturale – l’apposizione del vincolo è un atto d’urgenza non più procrastinabile.
Parlare di “svista” o “ritardo” sarebbe riduttivo e smentito dai fatti. Questa situazione è il frutto di un
preciso ed esaustivo precedente ignorato per quasi vent’anni. Già nel 2007 – continua Morreale – fui io stesso a lanciare l’allarme alla Soprintendenza, segnalando come la roccia affiorante, la macchia e la gariga venissero colpevolmente triturate per far spazio a terreni agricoli, cancellando per sempre le testimonianze scavate dall’uomo nel passato. Un massacro che, oltre al patrimonio archeologico, ha devastato l’habitat di flora e fauna autoctone: tra tutte, il Timo arbustivo Thymbra capitata, la pianta nettarifera simbolo degli Iblei che fin dall’antichità classica, come celebrato da greci e latini, permetteva la produzione del rinomato miele di Ibla.
A seguito di quella denuncia, la Soprintendenza inviò un sopralluogo. Accompagnai personalmente sul posto l’allora funzionario Fernando Lazzarini, figura storica e indimenticata della Soprintendenza, riconosciuto da studiosi ed esperti per la sua immensa conoscenza del territorio. Lazzarini constatò e verbalizzò di persona lo scempio legato a latomie, tombe, antiche carraie e strutture rupestri irrimediabilmente distrutte e tritate. Oggi, dopo vent’anni di colpevole inerzia – conclude Morreale – ci ritroviamo esattamente al punto di partenza. Scampato il disastro Terna, pretendiamo che gli organi preposti smettano di procrastinare ed esercitino finalmente la propria esclusiva competenza. La Soprintendenza apponga subito il vincolo archeologico a tutela di Santolio”.













