Corpi riaffiorati in mare dopo il ciclone Harry, gruppo di associazioni chiede l’identificazione

 Corpi riaffiorati in mare dopo il ciclone Harry, gruppo di associazioni chiede l’identificazione

L’attivazione immediata di tutte le procedure necessarie per identificare i corpi riaffiorati lungo le coste siciliane e calabresi in queste settimane, episodi probabilmente collegati a naufragi avvenuti nel Canale di Sicilia durante il ciclone Harry. La richiesta parte da un gruppo di associazioni: MEM.MED, ASGI, Mediterranea e Alarm Phone, che hanno scritto alle autorità nazionali e locali, chiedendo il “pieno rispetto dei protocolli per il prelievo del DNA e la tracciabilità certa delle sepolture per dare risposte alle numerose famiglie che cercano i propri cari”. Le associazioni scelgono una nota congiunta per affrontare il tema e ricordare che “nel mese di gennaio 2026, a seguito dell’aggravarsi delle violenze in Tunisia, centinaia di persone sono partite da Sfax, nel tentativo di raggiungere le coste settentrionali del Mediterraneo. Molte partenze sono avvenute tra il 14 e il 21 gennaio, negli stessi giorni in cui il Canale di Sicilia è stato interessato del ciclone “Harry”, che ha colpito per circa due settimane il Mediterraneo centrale, rendendo le condizioni meteorologiche particolarmente avverse e rendendo difficile, a causa di effetti incrociati, il poter stabilire delle rotte certe. Secondo quanto riferito dalle organizzazioni Mediterranea, Refugees in Libya e Alarm Phone, sarebbero state oltre dieci le imbarcazioni partite in quel periodo, per un totale stimato di almeno mille persone disperse in mare. Ad oggi, risulta che solo una delle imbarcazioni sia riuscita a raggiungere Lampedusa, mentre delle altre non si hanno notizie certe”. Nelle settimane successive, un corpo è stato recuperato in mare dalla nave Ocean Viking, operata dalla ONG SOS Méditerranée mentre altri sono riemersi dal mare o recuperati sulle coste vicino a Trapani e Marsala, vicino a Pantelleria, nei comuni di Tropea, Amantea, Scalea e Paola. Appare probabile che nei prossimi giorni e settimane ne verranno avvistati in avanzato stato di decomposizione e, quindi, non riconoscibili. “Ribadiamo -concludono le associazioni- che il riconoscimento ufficiale è un atto di civiltà giuridica dovuto a chiunque perda la vita attraversando le frontiere” . Questa mattina un corpo senza vita è stato rinvenuto anche sulla spiaggia di Punta Rio, in località Concerie, nella zona di Pachino.

 

 

Foto generata con l’Ia

 

 

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