• Crisi dei rifiuti, vent’anni di ritardi da recuperare in due mesi: la Mission Impossible dei sindaci

    L’assemblea dei sindaci della provincia di Siracusa tornerà a riunirsi venerdì. All’ordine del giorno c’è ancora la complessa crisi del sistema regionale dei rifiuti. Anche se nelle ultime giornate non sono stati avvertiti scossoni nella raccolta della spazzatura, non è escluso che possano ripresentarsi nei giorni a venire inconvenienti di questo tipo.
    I sindaci riuniti nella Srr provinciale cercano di correre ai ripari, nel solito rimpallo di competenze con la Regione e nell’immobilismo di un settore che non ha mai pensato, in Sicilia, di andare oltre alle discariche. E affidare la risoluzione della grave crisi attuali solo ai termoutilizzatori – che saranno pronti eventualmente tra diversi anni – significherebbe non aver compreso la complessità del momento.
    I sindaci del siracusano sono chiamati ad affrontare un primo problema contingente: cosa succederà quando la discarica Lentini, ormai esaurita, chiuderà? Ad un suo ampliamento, secco il no dell’assemblea provinciale. E allora? Ecco che è stata avviata una ricognizione dei siti esistenti dove abbancare i rifiuti da utilizzare come siti di trasferenza. Una prima vasca pronta all’uso, o quasi, è stata individuata a Pachino in una discarica di proprietà pubblica e mai entrare in funzione. Certo non basterebbe per le necessità dell’intera provincia che al momento, e per i prossimi due mesi, conferisce i rifiuti nelle tre discariche di supplenza indicate dalla Regione. Il problema sono intanto i costi extra che queste operazioni comportano per i Comuni. “Chiederemo alla Regione di prevedere misure compensative”, è la volontà dell’assemblea dei sindaci aretusei. E sempre loro, i sindaci, in questo quadro, dovranno spiegare a chiare lettere ai loro concittadini come non ci siano assolutamente margini per diminuire il costo della Tari, “visto l’incremento dei costi per lo smaltimento dei rifiuti e in particolare per la frazione organica”.
    Eppure la provincia di Siracusa avrebbe la possibilità di cavarsi fuori d’impaccio quasi da sola. Per l’organico, da 18 mesi si attende il via libera della Regione per la piattaforma privata Sicula Kompost, in territorio di Melilli. Quell’impianto dietro casa permetterebbe un primo risparmio (ogni tonnellata costa oggi in media 150 euro ai Comuni, ad esempio presso Kalat). C’è poi ancora in sospeso a Palermo la richiesta di ampliamento di Greenambiente (società privata) che in una vecchia discarica oggi produce energia elettrica dai rifiuti, nel siracusano. Ed in prospettiva, c’è anche il progetto di termoutilizzazione presentato alla Regione da Isab-Lukoil. Nessun “no” ideologico al momento. Di recente si è anche prospettata la necessità di pensare ad un impianto di Tmb (trattamento meccanico biologico dei rifiuti indifferenziati) per completare il ciclo dei rifuti. Vent’anni di ritardi da recuperare in due mesi.
    “Ma noi non sappiamo neanche a che punto siano gli iter autorizzativi dei vari impianti privati in provincia. Per questo abbiamo chiesto alla Regione notizie precise che, a noi sindaci, ancora non hanno dato”, illustra sul punto Michelangelo Giansiracusa. E proprio in merito all’impiantistica, il commissario regionale Lizzio avrebbe inviato al Dipartimento Regionale una nota con la richiesta dei fondi necessari per la progettazione, al termine di una istruttoria iniziale. “Ecco, Palermo dovrebbe chiarire anche questi aspetti visto che la Regione ha voluto commissariare l’impiantistica”, rumoreggiano i sindaci dell’assemblea provinciale siracusana.
    A loro rimane in mano, nei fatti, un’arma spuntata: la sensibilizzazione dei cittadini verso una differenziata sempre più attenta. In gergo tecnico, azioni di prevenzione della produzione dei rifiuti. Ma tra sessanta giorni, quando non si potrà più conferire nelle tre discariche di supplenza indicate dalla Regione, l’emergenza rischia di andare ben oltre le possibilità di ogni sensibilizzazione possibile.

    foto archivio

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