Droga e riduzione del danno, la proposta: “una stanza del consumo supervisionato a Siracusa”
Con una nota inviata alla Prefettura di Siracusa, il Pci propone l’istituzione di uno “spazio dedicato al consumo di sostanze stupefacenti sotto la supervisione di operatori”. Una stanza del consumo supervisionato, per non lasciare sprofondare nell’abbandono chi è finito nel tunnel degli stupefacenti, anche pesanti, e magari cerca una via d’uscita. La proposta prende spunto da un precedente tentativo del Comune di Torino, dove nel 2007 venne ipotizzata una simile struttura. Recentemente è stato avviato un nuovo studio di fattibilità, con il coinvolgimento dell’Università.
Molti aspetti di questo progetto, però, cozzano evidentemente con la ferrea normativa in materia di consumo e spaccio di droghe.
I proponenti, però, replicano citando l’esempio della Catalogna (Barcellona), con dieci stanze del consumo attive. Ne esistono anche in Germania e nei Paesi Bassi. “Nessuno vuole promuovere il consumo di droghe, è evidente. Vogliamo evitare che se ne faccia uso in mezzo ai rifiuti, per strada o nei parchi frequentati da bambini e famiglie”.
La proposta viene rilanciata a pochi giorni dal sit-in di protesta davanti alla ex Casa del Pellegrino di Siracusa, divenuta “alloggio” degli ultimi.
Le stanze del consumo supervisionato sono strutture nelle quali le persone che fanno uso di sostanze stupefacenti possono consumare la droga che già possiedono in un ambiente controllato, con la presenza di operatori sanitari e sociali. L’obiettivo non è la distribuzione o la legalizzazione delle sostanze, ma la riduzione dei rischi come overdose e altre emergenze sanitarie. La Spagna rappresenta uno dei Paesi nei quali questo modello è stato sviluppato nell’ambito delle politiche sanitarie e di riduzione del danno.
La situazione italiana è differente. Anche nel nostro Paese la cosiddetta riduzione del danno è riconosciuta nell’ambito degli interventi sulle dipendenze, con attività come distribuzione di materiale sterile, prevenzione delle infezioni, disponibilità di naloxone, informazione e assistenza sanitaria. Il nodo riguarda però il consumo della sostanza all’interno di una struttura appositamente predisposta.
L’articolo 79 del DPR 309/1990, il Testo unico sugli stupefacenti, sanziona chi adibisce o consente che un locale venga utilizzato come luogo di incontro nel quale si consumano sostanze stupefacenti. È proprio questa norma a rendere particolarmente delicata, in Italia, l’apertura di una struttura assimilabile alle stanze di consumo presenti in altri Paesi.












