Guerra ed economia. Export verso il Medio Oriente, Siracusa leader con frenata: -26,1%

 Guerra ed economia. Export verso il Medio Oriente, Siracusa leader con frenata: -26,1%

La crisi in Medio Oriente rischia di avere ripercussioni serie sull’economia siciliana e, in particolare, sulla provincia di Siracusa. È quanto emerge da un’analisi dell’Ufficio Studi di Confartigianato sul commercio con i Paesi dell’area mediorientale.
Nel 2025 l’export della Sicilia verso il Medio Oriente ha raggiunto i 481 milioni di euro, ma registra un calo del 25,3% rispetto al 2024, segnale delle difficoltà legate alle tensioni internazionali, all’instabilità dei mercati energetici e all’incertezza della domanda globale.
In questo scenario, Siracusa si conferma la provincia siciliana con il maggiore volume di esportazioni verso l’area, con 369 milioni di euro, pari a oltre il 76% dell’intero export regionale verso il Medio Oriente. Anche per il territorio aretuseo, però, si registra una flessione significativa: -26,1% rispetto all’anno precedente.
Molto distanti le altre province siciliane. Catania esporta 40 milioni di euro (-10,3%), Messina 25 milioni (-13,1%), mentre Ragusa raggiunge 14 milioni con una crescita del 4,6%. Segno positivo anche per Palermo, con 13 milioni di euro e un aumento del 42,5%, e per Agrigento, che arriva a 5 milioni (+20,5%). Il calo è particolarmente marcato a Trapani (-60,2%), Caltanissetta (-77%), mentre Enna registra esportazioni verso l’area inferiori al milione di euro con un crollo dell’81,8%.
Nel complesso, la Sicilia resta meno esposta ai mercati mediorientali rispetto alle grandi regioni manifatturiere del Nord Italia. Tuttavia, la forte concentrazione dell’export nella provincia di Siracusa rende il territorio particolarmente sensibile alle oscillazioni di questi mercati e alle tensioni geopolitiche internazionali.
Per Confartigianato, il contesto internazionale segnato da instabilità e volatilità dei prezzi dell’energia rende necessario diversificare i mercati di sbocco e rafforzare la competitività delle imprese, così da ridurre i rischi derivanti dalle crisi geopolitiche e dalla dipendenza da singole aree commerciali.

 

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