Il caso Consorzio Universitario, l’assessore Turano: “Crisi non imputabile alla Regione”. Carte in Procura

 Il caso Consorzio Universitario, l’assessore Turano: “Crisi non imputabile alla Regione”. Carte in Procura

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Sul caso del Consorzio Universitario di Siracusa interviene direttamente l’assessore regionale all’Istruzione e alla Formazione professionale Mimmo Turano, che ricostruisce le diverse fasi della vicenda e respinge l’idea di una Regione assente o responsabile delle difficoltà del Cusir. Turano richiama gli interventi regionali per sbloccare contributi, garantire la continuità degli organi e salvaguardare l’offerta universitaria, soffermandosi anche sulle vicende legate alla governance, alle dimissioni dei revisori e ai contenziosi ancora aperti. La Regione, spiega, ha inoltre trasmesso gli atti alla Procura della Repubblica e alla Corte dei conti per gli accertamenti di competenza.
Di seguito il testo integrale della lettera aperta dell’assessore Turano.


Di fronte ad alcune ricostruzioni apparse in questi giorni sulla stampa, ritengo doveroso ristabilire la corretta sequenza dei fatti, perché non è accettabile che si diffonda una rappresentazione della vicenda Cusir che non corrisponde alla realtà documentale
La Regione Siciliana ha sempre considerato strategica la presenza universitaria a Siracusa e, proprio per questo, subito dopo il mio insediamento, preso atto del contenzioso già in atto tra Regione, Università e Consorzio, ho convocato tutti gli attori istituzionali interessati, con l’obiettivo di affrontare e risolvere una situazione che si trascinava da tempo e che rischiava di compromettere il futuro del Cusir e dellofferta universitaria nel territorio.
Il primo risultato concreto è stato lo sblocco della situazione che aveva impedito lerogazione del contributo relativo al 2022. Per riportare il Consorzio in condizioni di piena operatività e di regolarità amministrativa, la Regione è intervenuta anche attraverso la designazione di un proprio rappresentante alla presidenza, così come previsto dalla normativa regionale, con il preciso mandato di riportare il Cusir in bonis e di porre le basi per il suo rilancio.
Successivamente durante la presidenza di Giovanni Perino, il Consorzio ha ottenuto anche lerogazione del contributo relativo al 2023. Non solo: è stato affrontato e risolto il contenzioso con l’Università degli Studi di Messina, che aveva esercitato il recesso dalla precedente convenzione, ed è stata sottoscritta una nuova convenzione tra le parti.
Nello stesso periodo è stata inoltre conclusa l’istruttoria con l’Università degli Studi di Messina che ha consentito l’accreditamento della sede di Siracusa e posto le condizioni per il trasferimento in città di corsi di laurea dell’Ateneo.
Si è inoltre tentato di definire il contenzioso con il Comune di Melilli. Nel frattempo, grazie all’interessamento diretto dellAmministrazione comunale di Melilli, è stata assicurata la continuità del corso di laurea in Scienze infermieristiche, che tuttora viene espletato presso quella sede.
Sono tutti elementi che dimostrano come, durante quella fase, il Consorzio abbia continuato ad operare concretamente per rafforzare e ampliare la presenza universitaria nel territorio siracusano.
La documentazione ufficiale relativa alla nuova convenzione ricostruisce, del resto, il precedente recesso dell’Ateneo, il contenzioso instaurato davanti al Tar e l’impegno delle parti a definire la controversia attraverso la sottoscrizione di una nuova convenzione.
Questi sono fatti, non opinioni. E sono fatti che non possono essere cancellati o riscritti a seconda delle convenienze del momento.
È altrettanto doveroso ricordare che la revoca del presidente Perino non è stata disposta dalla Regione, ma dall’Assemblea dei soci del Consorzio. Su quella vicenda pende un giudizio e sarà naturalmente la magistratura a stabilire quanto di sua competenza. La Regione non intende sostituirsi al giudice né anticiparne le decisioni.
A seguito della revoca del presidente Perino da parte dell’Assemblea dei soci, la Regione è intervenuta tempestivamente per garantire la continuità degli organi del Consorzio, procedendo alla designazione di due nuovi presidenti in successione. La prima designazione non è stata seguita dalla nomina da parte dell’Assemblea dei soci. Successivamente, anche a fronte della mancata ricostituzione della governance, la Regione ha proceduto a una seconda designazione.
A questo punto, il Cusir, non soltanto ometteva di convocare l’Assemblea dei Soci al fine di prendere atto della operata designazione e consentire l’insediamento del Presidente come sopra nominato, ignorando le plurime richieste avanzate in tal senso dell’Amministrazione Regionale (circostanza, questultima, che avrebbe garantito la piena operatività del Consorzio stesso), ma decideva altresì di gravare il relativo decreto di nomina dinanzi al Tar Sicilia Catania con ricorso contrassegnato col n. 1952/25 Sez. V, deducendone l’illegittimità nell’assunto che la potestà di nomina del Presidente del C.d.A. fosse di titolarità dell’Assemblea dei Soci e non già della Regione Siciliana.
Nelle more della definizione di esso giudizio, i componenti del Collegio sindacale – parimenti nominati dall’Assemblea dei soci sulla base delle designazioni regionali previste dalla legge – hanno rassegnato le proprie dimissioni con effetto immediato.
E qui ritengo doveroso richiamare le motivazioni addotte dai componenti dell’Organo di controllo. Nella loro comunicazione di dimissioni si legge che «il concreto esercizio delle attività demandate al Collegio dei Revisori sia stato ostacolato e precluso dall’atteggiamento manifestamente ostruzionistico tenuto da codesto Consorzio».
I Revisori hanno inoltre evidenziato, a titolo esemplificativo, «il mancato aggiornamento del libro verbali dassemblea e del libro verbali del Cda», precisando che tali circostanze erano state «ritualmente denunciate nel corso delle sedute del 02/07/2025, del 29/10/2025 e del 24/11/2025» e che, «nonostante i numerosi solleciti, non sono stati messi a disposizione dell’Organo di controllo».
Nella stessa comunicazione viene inoltre richiamato «il mancato aggiornamento della contabilità che ha inibito il compimento delle verifiche di cassa».
Sono affermazioni contenute in un documento formale dell’Organo di controllo che, per la funzione istituzionale svolta dai Revisori, non possono essere ignorate e che devono essere valutate nella loro effettiva portata, alla luce della documentazione e degli atti del Consorzio.
Improvvisamente, di seguito alla fissazione dell’udienza pubblica per la trattazione nel merito del ricorso come sopra proposto dinanzi al Tar Sicilia Catania, il Cusir decideva di rinunciare allo stesso, che veniva dichiarato perciò improcedibile con sentenza n. 339 del 4.2.26.
Anche dopo tale rinuncia, tuttavia, il Cusir non ha formalmente convocato il Presidente nominato in sede regionale, venendo perciò escluso, per mancanza dei previsti requisiti di legge, dal riparto del contributo regionale di cui allart. 66 della L.R. 26.3.02 n. 2, stante la constata perdurante assenza sia del Presidente del C.d.A. di nomina regionale, che dei membri del Collegio dei Revisori di nomina regionale.
Avverso il come sopra adottato provvedimento di esclusione, il Cusir ha proposto il ricorso n. 1403/26 Sez. V dinanzi al Tar Sicilia Palermo, che, con Ordinanza n. 430 del 9.7.26, ha respinto la avanzata domanda cautelare mettendo nero su bianco come il “soggetto individuato non è mai stato posto nelle condizioni di insediarsi e di esercitare le proprie funzioni” (in altri termini, dunque, la mancata percezione delle risorse pubbliche da parte del Cusir è unicamente imputabile alla condotta tenuta da quest’ultimo).
A ciò si aggiunge un ulteriore elemento che impone un doveroso approfondimento sulla stessa Assemblea che ha deliberato la revoca del presidente Perino.
È emerso, infatti, che un ente locale presente a quella Assemblea e considerato tra i soci del Consorzio avrebbe successivamente dichiarato di non rivestire la qualità di socio del Cusir.
Si tratta di una circostanza che, qualora confermata, non può essere considerata irrilevante, perché pone un interrogativo sulla corretta composizione dell’Assemblea che ha assunto la deliberazione di revoca e, conseguentemente, sulla legittimazione dei soggetti che hanno partecipato a quella seduta.
Non spetta certamente alla Regione anticipare valutazioni che competono agli organi giurisdizionali, ma è doveroso che anche questo elemento venga verificato e chiarito sulla base degli atti ufficiali.
Devo aggiungere che, nel corso dei rapporti istituzionali che ho avuto modo di intrattenere con gli organi del Consorzio e, in particolare, con i componenti degli organi designati dalla Regione, ho avuto più volte la percezione di una insufficiente collaborazione da parte della direzione del Consorzio nei confronti dei rappresentanti regionali.
È una circostanza che non intendo trasformare in un giudizio precostituito sulle responsabilità dei singoli, ma che ritengo doveroso rappresentare perché contribuisce a spiegare le difficoltà che si sono progressivamente determinate nel funzionamento degli organi consortili e nell’esercizio delle funzioni affidate ai rappresentanti designati dalla Regione.
Proprio alla luce della documentazione che mi è stata sottoposta e della delicatezza delle circostanze emerse ho ritenuto mio dovere trasmettere gli atti alla Procura della Repubblica territorialmente competente, affinché siano effettuati tutti gli accertamenti che l’Autorità giudiziaria riterrà necessari.
Ho inoltre informato la Procura regionale della Corte dei conti, affinché, per quanto di propria competenza, possa valutare gli eventuali profili di rilievo sotto il profilo della gestione e dell’utilizzo delle risorse pubbliche.
Non spetta certamente alla Regione stabilire se vi siano responsabilità penali o erariali. Spetta alle Autorità competenti esaminare i fatti e assumere, in piena autonomia, le determinazioni che riterranno necessarie. Il nostro dovere istituzionale è stato quello di mettere a disposizione tutta la documentazione e gli elementi di cui siamo venuti a conoscenza.
Questi elementi dimostrano quanto sia necessario evitare ricostruzioni semplicistiche della vicenda. Le difficoltà del Cusir non possono essere ricondotte allazione della Regione, che, al contrario, ha continuato ad esercitare le proprie competenze per garantire la continuità del Consorzio e dell’offerta universitaria.
È quindi importante ristabilire la corretta sequenza dei fatti: la Regione, dopo la revoca del presidente Perino, ha adottato tempestivamente le iniziative di propria competenza per assicurare la continuità del Consorzio, mentre le successive difficoltà nella ricostituzione degli organi hanno riguardato i rapporti tra la designazione regionale e le determinazioni assunte dagli organi consortili.
Le dimissioni dei componenti del Collegio dei Revisori, le difficoltà rappresentate nell’esercizio delle loro funzioni, gli interrogativi emersi sulla composizione dell’Assemblea che ha deliberato la revoca e la percezione di una insufficiente collaborazione con i rappresentanti designati dalla Regione sono tutti elementi che meritano di essere verificati nelle sedi competenti e che non possono essere ignorati nella ricostruzione complessiva della vicenda.
Non corrisponde quindi al vero l’idea di una Regione assente o disinteressata, così come non corrisponde al vero rappresentare gli interventi regionali come causa delle difficoltà del Cusir. La Regione ha fatto esattamente il contrario: è intervenuta più volte per sbloccare situazioni amministrative e finanziarie, per salvaguardare l’offerta universitaria e per garantire la continuità del Consorzio.
Il tema vero, oggi, è guardare avanti e continuare a lavorare per garantire la continuità dei corsi di laurea e dellofferta universitaria nel territorio siracusano. Su questo la Regione continuerà a mantenere alta l’attenzione e a fare la propria parte, nell’interesse degli studenti e della comunità territoriale.
C’è, però, un principio dal quale non possiamo derogare: le risorse pubbliche destinate al Cusir devono essere utilizzate per la collettività studentesca e per garantire e qualificare l’offerta universitaria. Il Consorzio non è un’attività privata della governance di turno e non può essere gestito secondo logiche estranee alla sua funzione pubblica.
Le risorse destinate all’università devono tornare agli studenti, ai servizi, ai corsi di laurea e al territorio. È questo l’interesse che la Regione intende tutelare e per il quale continuerà a fare la propria parte.

On. Mimmo Turano
Assessore allIstruzione e alla Formazione Professionale della Regione Siciliana

 

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