Il direttore e l'operaio, nelle carte dell'accusa la "sinergia" per lucrare su loculi e concessioni

 Il direttore e l'operaio, nelle carte dell'accusa la "sinergia" per lucrare su loculi e concessioni

Il direttore del cimitero di Siracusa ed un operaio che lavora all’interno della stessa struttura sono stati arrestati perchè ritenuti responsabili, in concorso fra di loro, di induzione indebita, abuso d’ufficio, falsità documentale e sottrazione di cadavere. Il tutto al fine di trarre un ingiusto profitto quantificato in oltre 60.000 euro.
L’incredibile vicenda trae origine dalla denuncia sporta da una delle vittime che, vivendo ormai lontana e rientrata a Siracusa nel dicembre del 2019, si era accorta che la cappella di famiglia del cimitero comunale, in cui erano state tumulate le salme dei propri congiunti, era ormai occupata da altri defunti.
Le attività investigative condotte dalla Squadra Mobile hanno poi rivelato un sistema consolidato tale per cui i due destinatari dei provvedimenti restrittivi, abusando della funzione svolta, inducevano i privati, spinti dal bisogno e dall’urgenza di dare sepoltura ai loro cari, a versare somme di denaro allo scopo di eludere le “lungaggini” delle procedure di evidenza pubblica, finalizzate all’assegnazione legale dei loculi e delle cappelle.
La costante presenza degli indagati all’interno del cimitero, consentiva loro di “intercettare” i bisogni e le difficoltà dei privati, prima ancora che gli stessi si muovessero “secondo i canali istituzionali” per ottenere l’assegnazione di un posto per i loro defunti. Insomma, secondo l’accusa, erano proprio le funzioni svolte dagli indagati all’interno del cimitero il presupposto, l’occasione per l’attuazione delle condotte illecite.
Secondo quanto ricostruito, gli indagati, aggirando le procedure di evidenza pubblica, intascavano il denaro necessario all’assegnazione dei posti rilasciando ai privati falsi titoli concessori. Inoltre, conoscendo i “meccanismi” di assegnazione pubblica dei loculi, gli stessi – sfruttando illegalmente gli strumenti giuridici della “decadenza” del possesso dei loculi in stato di abbandono – “estumulavano” arbitrariamente i cadaveri, in concorso con altri quattro impiegati comunali, per fare posto ai nuovi defunti. E questo a fronte di esosi pagamenti da parte dei familiari.
Pertanto, concludono gli investigatori, le condotte dei due indagati erano perfettamente complementari e funzionalmente collegate al perseguimento dell’illecito profitto, operando in quella che può dirsi una “perfetta sinergia”.

Appare singolare che in una prima fase dell’indagine si fosse ipotizzato che i “nuovi assegnatari” fossero stati truffati dagli indagati ed indotti a versare del danaro mediante raggiri sulla correttezza della procedura da seguire. Tuttavia, dalle complesse ed articolate attività investigative è emerso che i nuovi beneficiari avevano “cooperato”, in un certo senso, alla assegnazione irregolare delle cappelle e come tali sono risultati destinatari di avviso di conclusione indagini.
Eseguito anche il sequestro preventivo di 60.000 euro. Agli indagati è stata rinvenuta e sequestrata la somma di 35mila euro in contanti.

 

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