Il Siracusa tra la C di crisi e la D di delusione, pallone ormai sgonfio al De Simone

 Il Siracusa tra la C di crisi e la D di delusione, pallone ormai sgonfio al De Simone

Piccolo vocabolario del tifo azzurro: C come Crisi; D come Delusione. Sono le due parole chiave per capire il momento del Siracusa. La squadra è in piena lotta per evitare la retrocessione diretta, un cammino su cui peserà a breve la prima penalizzazione da 6 punti a cui si aggiungerà a breve anche la seconda, a seguito dell’atteso deferimento per il mancato rispetto di tutti gli adempimenti richiesti alla scadenza del 16 febbraio. Un macigno di punti sottratti che spingeranno inevitabilmente in fondo la squadra azzurra ed il morale di giocatori e tifosi. Sebbene la matematica non condannerebbe ancora alla retrocessione, non pare esserci spazio per troppe speranze. A meno di altrui scatafasci o improvvisi lampi di luce.
Candiano e compagni, a cui i tifosi non fanno mancare affetto e stima, dovrebbero marciare con una media punti a partita di poco superiore ai 2 secchi per match. Per dare una misura, l’attuale media punti è di 0,85 a gara. Servirebbero almeno 22 punti sul campo, da qui alla fine della stagione (11 punti), per coltivare aritmeticamente qualche speranza.
Ma è chiaro che gli ultimi accadimenti rischiano di svuotare l’ambiente squadra di ogni motivazione. Ed ecco allora la D, intesa come Delusione. Del team, della sua componente tecnica, dei tifosi. La depressione viaggia veloce sui social e si mescola alla rabbia ed una profusione di insulti – cosa sbagliata – all’indirizzo del presidente Alessandro Ricci. A lui si può contestare la mancanza di chiarezza, sul presente e sul futuro della società. L’avere mancato due scadenza consecutive equivale ad una C di crisi societaria manifesta. Il Siracusa è in crisi societaria. Ancora un buco al prossimo check federale, e si rischia più di una retrocessione. Tra interlocuzioni vere o presunte, il futuro azzurro è nebuloso. E sembra di rivivere i (troppi) anni orribili di una storia che si ostina a ripetersi uguale identica. Cambiano i personaggi, mai il finale.
Il presidente viene invitato a gran voce a passare la mano. Ma non è che ci sia la fila di investitori pronti a metter mano al portafoglio per il Siracusa. Prima di tutto, va compresa la reale situazione societaria e la portata della crisi tra debiti, pregressi vari, impegni assunti, obbligazioni ed altro. A Ricci va riconosciuto il merito del ritorno tra i pro e l’avere investito ingenti risorse personali nel progetto. Una favola che avrebbe meritato una conclusione ben diversa da quella mesta attuale.
Non resta che prenderne atto, evitare colpi di testa e remare tutti nella stessa direzione che poi è quella della sopravvivenza di quel patrimonio azzurro, di fede e di cuore, che è il Siracusa. Anche mettendo in conto di dover digerire una amarissima retrocessione a suon di penalizzazioni, pur di non sparire. Sarebbe – forse – il male minore. In attesa del prossimo progetto e della prossima vendita di sogni collettivi, collegata ad una gigante passione per quel pallone che rotola sul green del De Simone.

 

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