Incendio in casa, tunisino salva tre persone ma ora rischia il rimpatrio. “Permesso per meriti civili”

 Incendio in casa, tunisino salva tre persone ma ora rischia il rimpatrio. “Permesso per meriti civili”

Ha contribuito a salvare tre anziani rimasti intrappolati in una casa in fiamme, ma adesso rischia di essere rimpatriato perché privo di permesso di soggiorno. È la vicenda di Jawher Haddaji, giovane di nazionalità tunisina che domenica scorsa, durante l’incendio divampato in un appartamento al primo piano di via dei Mille a Pachino, è intervenuto con coraggio e la prontezza che si richiedeva il caso, insieme ad altri connazionali.
In tre non hanno esitato a prestare soccorso, resisi conto di quanto stava avvenendo a poca distanza. Utilizzando materassi per farsi largo tra fumo e fiamme, hanno raggiunto le persone che si trovavano bloccate in casa: un’anziana coppia ed il fratello di lei. Li hanno trasportati all’esterno della casa in fiamme, evitando conseguenze potenzialmente drammatiche, mentre sul posto intervenivano anche i Vigili del Fuoco e la Polizia di Stato.
Un intervento eroico e tempestivo, senza dubbio. La vicenda – come rivela Cam News – ha però preso una piega inattesa. Con l’arrivo degli agenti e le procedure di identificazione, sarebbe emersa l’irregolarità della posizione amministrativa del giovane, privo di permesso di soggiorno e condotto in un centro per il rimpatrio.
“Un paradosso”, dice a SiracusaOggi.it il suo avvocato difensore, Salvatore Di Fede. “Ha compiuto un’azione encomiabile e durante l’udienza di convalida cercherà di far emergere il valore sociale del gesto. Sarebbe incredibile rischiare il rimpatrio per avere salvato tre vite”, aggiunge. Di Fede richiama in particolare l’articolo 42-bis del Testo unico sull’immigrazione, chiedendo che venga valutata la possibilità di avviare la procedura per il rilascio di un permesso di soggiorno biennale per attività di particolare valore civile, secondo quanto previsto dalla normativa applicabile. L’obiettivo, spiega, sarebbe consentire al giovane di regolarizzare la propria posizione e, successivamente, accedere a un permesso per motivi di lavoro, se ne ricorreranno i presupposti. “Confido nella possibilità che venga riconosciuto il valore socialmente rilevante del suo comportamento”, è la linea del legale. La vicenda potrebbe contare anche sulla disponibilità di una delle persone soccorse, che si sarebbe detta pronta a testimoniare in favore di Haddaji e persino a offrirgli un contratto di lavoro, così da contribuire a un eventuale percorso di regolarizzazione.
A sostegno della ricostruzione ci sarebbero anche delle immagini riprese dalle telecamere di videosorveglianza presenti nella zona. Secondo quanto riferito dall’avvocato, i filmati sono già a disposizione delle autorità e potrebbero contribuire a ricostruire con maggiore precisione le fasi dell’intervento.
Resta ora da chiarire quale sarà l’evoluzione della posizione amministrativa del giovane e se le autorità riterranno sussistenti i presupposti per la procedura invocata dalla difesa. Per l’avvocato Di Fede, il punto è anche simbolico: “Bisogna distinguere le condotte criminali da quelle di chi si mette in pericolo per salvare altre persone”.

 

Potrebbe interessarti