• Inchiesta sui dati covid in Sicilia, nelle intercettazioni spunta anche Siracusa

    Anche i dati covid della provincia di Siracusa sarebbero stati “aggiustati” in alcune occasioni. Nelle carte dell’inchiesta della procura di Trapani, che ha portato all’arresto di tre persone ed alle dimissioni dell’ex assessore Razza, gli indagati si occupano pure dei numeri epidemiologici della provincia aretusea. In alcuni passaggi delle intercettazioni si parla proprio di tamponi da recuperare (probabilmente positivi non comunicati all’Iss) e altri dati da spalmare.
    A metà novembre dello scorso anno, la dirigente generale del Dipartimento per la Sanità, Maria Letizia Di Liberti, e il funzionario Salvatore Cusimano (entrambi posti ai domiciliari, ndr) verificano al telefono una serie di dati relativi alle rilevazioni di giornata e alcune discrepanze con i dati caricati in piattaforma dell’Istituto Superiore di Sanità. “Che ne so, ne ho 83 di Siracusa, Siracusa, Ragusa 27, vabbè questi sono 83 di Siracusa, caricati sulla piattaforma e non dati a noi, se noi oggi ne diamo 57, in realtà sono 83, questo è il discorso”, dice al suo interlocutore la Di Liberti. E in effetti, le tabelle grafiche pubblicate quel giorno dagli uffici regionali fissano in 57 i nuovi positivi per la provincia di Siracusa.
    Il primo gennaio del 2021, la stessa dirigente – sempre al telefono – si confronta con un suo interlocutore sui dati dei ricoveri ordinari e di terapia intensiva odierni. E guardando ai numeri siracusani, suggerisce di alzare il dato della terapia intensiva da +35 a +39. Una scelta peraltro difficile da comprendere, visto come i numeri della terapia intensiva siano oggetto di maggiore attenzione quando si tratta di assumere decisioni sul “colore” di una regione. “Anziché… metterne trentacinque, ne metti trentanove”, indica la Di Liberti. “Però così aumentiamo”, la replica all’altro lato del telefono. “Così siamo a meno cinque e invece…”, prosegue la dirigente del Dasoe che viene però interrotta: “No! Trentanove no! Trentanove è di più!”. “Come?”, chiede lei. “Trentanove è di più… non è… non è… io metto qua…”, “Ti viene più anziché zero”, e l’uomo all’altro capo del telefono (dipendente dell’Asp di Palermo), concorda. “E infatti quattro, quattro, quattro perfetto… il quattro”. “Eh! Ti viene più quattro – sottolinea ancora la Di Liberti – e poi invece… su Siracusa, no questo su Siracusa…”. “Si apposto, solo Siracusa…”.
    Il 2 gennaio spuntano un centinaio di tamponi da recuperare su Siracusa. Ne parlano la Di Liberti e il funzionario della Regione Salvatore Cusimano. Per gli investigatori il numero si potrebbe riferire a soggetti positivi da “recuperare”, in quanto caricati sulla piattaforma Iss ma non ancora comunicati dalla Regione. Al telefono, gli indagati decidono come muoversi tra i numeri di più province. “Vabbè, ora te li faccio combaciare”, pare rassicurare Cusimano al termine della conversazione intercettata.
    Oggi davanti al gip di Trapani previsti gli interrogatori di garanzia dei tre indagati, finiti agli arresti domiciliari, nell’ambito dell’inchiesta sui dati falsi sulla pandemia in Sicilia comunicati all’Istituto Superiore di Sanità. Dopo gli interrogatori il fascicolo, aperto dai magistrati di Trapani, verrà trasmesso alla Procura di Palermo, competente per territorio a indagare sulla vicenda.

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