Intimidazioni e silenzi, l’Antiracket: “Serve uno scatto d’orgoglio, denuncia unica via”

 Intimidazioni e silenzi, l’Antiracket: “Serve uno scatto d’orgoglio, denuncia unica via”

“C’è una recrudescenza criminale preoccupante”. Lo ripete da giorni Paolo Caligiore, responsabile provinciale della Federazione Antiracket Italiana. A maggior ragione, lo sottolinea dopo il nuovo episodio intimidatorio ad Avola. “Andrà ad incontrare chi è stato colpito dalla bomba carta davanti alla sua attività. Io credo agli imprenditori che dicono di non aver ricevuto alcuna richiesta o minaccia. E questo è uno dei nodi. Ormai è cambiato il modo di chiedere il pizzo”. E mette in fila alcuni esempi: “ti impongono di vendere un determinato prodotto, ti impongono di assumere persone loro vicine, prendono la tua merce ma non la pagano”. Ed a questo punto, il messaggio è sempre lo stesso. “La denuncia è l’unico modo per venirne fuori. Non si può scendere a patti con la criminalità perchè non è previsto che l’imprenditore sano possa avere scampo dalla morsa del pizzo. Se non denunciando. Noi lo abbiamo fatto e siamo qui, andando avanti senza paura, come Federazione Antiracket, a dire a tutti che bisogna denunciare”.
Ma le denunce, invero, latitano. “Però il pizzo c’è. Ecco il problema”, punge Caligiore. “Pochi giorni fa, c’è stata la mobilitazione a Siracusa. Sapete chi non c’era in piazza? Non c’erano i commercianti. L’ho detto anche al Prefetto di Siracusa ed al nostro commissario nazionale, durante la nostra assemblea regionale a Floridia. Nessuno ha voglia di liberarsi da questa morsa. Ma possibile?”, si interroga Paolo Caligiore.
Intanto, da dicembre ad oggi si sono moltiplicati gli episodi. “Dovremo aspettare un altro segnale? Il racket ormai si muove anche così. Lancia messaggi colpendo attività a cui, magari, non è davvero mai arrivata alcuna richiesta. Dobbiamo stare con gli occhi aperti. Noi ci siamo”, assicura il responsabile provinciale dell’antiracket. “E’ urgente uno scatto d’orgoglio verso l’onestà. La denuncia è l’unica strada”.

 

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