La criminalità alza il tiro a Siracusa, Cracolici (Antimafia): “La denuncia è la miglior difesa”
Poco meno di un anno fa, era aprile, Antonello Cracolici aveva lanciato l’allarme rosso sulla presenza della mafia a Siracusa, fotografandone gli appetiti sul redditizio settore del turismo. Le parole del presidente dell’antimafia regionale sono però rimaste inascoltate, tra mille distinguo e difese d’ufficio.
E così, ancora da Siracusa, Cracolici rilancia. “Qui bisogna stare molto attenti perchè, da quello che abbiamo compreso, c’è una criminalità che tenta il salto di qualità con le attività estorsive”, dice mentre partecipa a Siracusa al corteo nato come risposta agli episodi delle ultime settimane: bombe carta, attentati incendiari, intimidazioni, rapine.
“E’ in atto anche una penetrazione, una infiltrazione delle strutture mafiose nel sistema economico. Quindi bisogna guardare la complessità di quello che sta avvenendo. E’ probabile che, oltre a chiedere soldi, si tenda in qualche modo a ridurre i competitori nel mercato, nei vari settori dell’economia”. Bene che la città si sia ritrovata in strada per dire che Siracusa non si piega. “E’ importante che ci sia una reazione dalla società – dice Cracolici – ma bisogna anche lavorare per andare in profondità”.
Anzitutto serve capire davvero cosa stia succedendo a Siracusa. “E’ evidente che dove ci sono soldi, ci sono interessi ambiziosi. In questo caso – analizza il presidente dell’Antimafia siciliana – c’è una criminalità che vuole fare soldi attraverso l’attività storica, quella della droga, a cui abbina l’estorsione. Quest’ultima è un’azione con cui manifesta e dimostra controllo del territorio”.
Purtroppo, però, manca la prima azione di difesa. “Io lancio un appello, la migliore medicina per contrastare le attività estorsive è quella di fare le denunce”, ribadisce Cracolici. E sono parole che trovano il consenso pieno di Paolo Caligiore, presidente provinciale della Federazione Antiracket. “A Siracusa tanti pagano il pizzo ma quasi nessuno denuncia. E questo è male. Non si può mettere l’estorsione a bilancio. Chi paga, è socio della criminalità e della mafia. Non è moralmente accettabile, soprattutto oggi quando, con la denuncia, scattano subito una serie di misure reali e di garanzia. Nessuno finisce solo o senza reddito. E i delinquenti finiscono arrestati. Denunciare è l’unica cosa da fare”, dice con trasporto Caligiore che con la sua storia mostra bene come si resiste e si batte il racket.













