La morte del piccolo Evan, l'accusa di don Di Noto: "tanti sapevano, tanti tacevano"

 La morte del piccolo Evan, l'accusa di don Di Noto: "tanti sapevano, tanti tacevano"

“In tanti sapevano, in tanti tacevano”. A scrivere la durissima accusa è don Fortunato Di Noto, il sacerdote fondatore dell’associazione Meter Onlus. “È per me terrificante la sorte del piccolo Evan di Rosolini, morto per maltrattamenti e percosse. Una situazione scioccante, hanno detto i medici che lo hanno soccorso. Mentre scrivo sono in stato di fermo la madre e il convivente per i reati di maltrattamenti e concorso in omicidio. L’ipotesi: ucciso di botte perché piangeva. Ma non era la prima volta che il piccolo subiva maltrattamenti, a quanto pare”.
A riportare la lettera-accusa del sacerdote in prima fila nella tutela dei bambini e dell’infanzia è il sito dell’agenzia di informazione religiosa Sir. “In tanti sapevano, in tanti tacevano. Meglio il silenzio, lo stesso che, in molte situazioni simili, alimenta la connivenza dei violenti”.
Le indagini sono in corso. Gli investigatori di Modica sono in stretto contatto con la Procura di Siracusa per chiarire tutti gli aspetti di una vicenda che – al momento – vede il fermo in carcere della madre del piccolo e del suo convivente.
Don Fortunato punta il dito sulla “rete di amicizia e di parentela”, perchè non sarebbe riuscita a “segnalare i disagi, dal momento che per loro, per la loro logica, questa è qualcosa che non interessa”. Poi gli interrogativi: “quali servizi alla persona sono mancati, quali i percorsi per la fragilità umana? Qual è l’interesse per i piccoli che assistono alle scelte sbagliate degli adulti e piangono? Domande senza risposta. Anche Gesù pianse e piango anch’io, anche noi vogliamo piangere e gridare”.
Don Fortunato punta il dito sulla “rete di amicizia e di parentela”, incapace “di segnalare i disagi, dal momento che per loro, per la loro logica, questa è qualcosa che non interessa. Sono fatti privati che diventano pubblici quando c’è solo” da manifestare “un’indignazione sociale per il fatto di cronaca”. Il sacerdote da sempre in prima fila per la difesa dei piccoli e deboli si chiede: “Quali servizi alla persona sono mancati, quali i percorsi per la fragilità umana (che può essere ricchezza se aiutata a guarire e a trovare la forza per andare avanti)? Qual è l’interesse per i piccoli che assistono alle scelte sbagliate degli adulti e piangono? Domande senza risposta”. “Anche Gesù pianse e piango anch’io, anche noi vogliamo piangere e gridare. Non è solo un modo di dire, ma un
“Che il Cielo accolga questo bambino. Possa continuare a giocare con gli altri bambini, incontrare Gesù Bambino e mano nella mano continuare a camminare e a richiamare questa umanità a vivere da umani e non da disumani”, la preghiera del sacerdote.

 

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