L’Albatro trasloca per la Coppa europea, il rammarico di Laudani. Cosa blocca il restyling del Palalobello?
“Anche questa volta siamo costretti a giocare lontano da Siracusa. Gli stringenti criteri di omologazione dei campi non ci permettono di poter giocare alla palestra Acradina. Diverso sarebbe stato con il Pala Lo Bello disponibile, viste le sue peculiarità di capienza e di struttura. Resta il rammarico di dovere giocare lontano dalla nostra casa. Comprendo le difficoltà, ma penso che una migliore programmazione e, aggiungo, uno snellimento di tutte quelle pratiche che aprono agli investimenti dei privati, consentirebbero agli sport indoor di questa città di aggiungere successi e visibilità per Siracusa”. Vito Laudani, presidente della TeamNetwork Albatro, evita una polemica diretta con l’amministrazione ma non nasconde l’amarezza di dover emigrare anche in questa stagione per disputare gare internazionali.
La piccola palestra Akradina, dove l’Albatro disputa le gara casalinghe, non ha i requisiti richiesti dalle federazioni europee. Il Pala Lo Bello è ancora indisponibile, in attesa dei massicci lavori di riqualificazione non ancora avviati per via di un ricorso al Tar che ha bloccato sino ad oggi la partenza del cantiere. E con i tempi pendenti di un eventuale appello al Cga, non è detto che si possa subito passare alla fase materiale di esecuzione dell’importante restyling.
Interessante il passaggio di Laudani sugli investimenti privati. Non è un mistero che l’Albatro abbia a più riprese valutato un investimento per la costruzione della casa della pallamano a Siracusa. E non è da escludersi che potrebbe riprendere quota la possibilità, guardando ad aree S3 alle spalle del quasi pronto PalaIndoor alla Pizzuta.
Intanto, la vicenda alimenta polemiche politiche. Con il consigliere di Forza Italia, Damiano De Simone, che accusa l’amministrazione di “mancata programmazione, assenza di interventi ordinari e di adeguamento ai nuovi standard federali, stato di abbandono degli impianti esistenti. Una condizione di fatiscenza e inadeguatezza che oggi paghiamo. Non bastano più gli annunci o gli specchietti per le allodole. Serve una scelta diversa, concreta. Recuperare l’esistente, censire disciplina per disciplina cosa manca per ottenere l’omologazione federale, programmare gli investimenti reali per adeguarlo”.













