L’embargo ora c’è, zona industriale di Siracusa: Bivona, “Nessuno dorma sonni tranquilli”

 L’embargo ora c’è, zona industriale di Siracusa: Bivona, “Nessuno dorma sonni tranquilli”

I Ventisette hanno trovato l’accordo. Da gennaio 2023 scatta l’embargo dell’Ue al petrolio russo via mare. E per Isab-Lukoil è un colpo durissimo, in assenza di altre fonti di approvvigionamento del greggio, a causa della stretta al credito verso la società che opera nella zona industriale di Siracusa.
Da settimane si parla di rischio chiusura per Isab-Lukoil. Una prospettiva concreta con lo stop da gennaio al petrolio russo. Senza quello, che arriva in Sicilia con le navi petroliere, gli impianti sud e nord non avrebbero che raffinare. Quali prospettive a questo punto?

“Nessuno adesso può dormire sonni tranquilli”, dice il presidente di Confindustria Siracusa, Diego Bivona. “Le prospettive sono veramente preoccupanti e lo andiamo dicendo da tempo”, confida in diretta su FMITALIA. “Adesso è il momento che qualcuno inizi seriamente ad occuparsi di questa vicenda. Mi preoccupa l’atteggiamento del territorio non che crede che sia possibile la chiusura della zona industriale o di una sua grossa parte. Il rischio c’è ed è concreto. E qui si fa melina, non si prendono decisioni”, analizza Bivona. Il numero uno degli industriali siracusani ha una sua profezia: “quando ci accorgeremo della gravità della situazione, sarà troppo tardi”.
Quali sono le ipotesi sul campo per scongiurare la chiusura? In sintesi, due le opzioni: un intervento statale o l’acquisto di Isab Lukoil a prezzi da speculazione da parte di un altro gruppo industriale.
Diego Bivona si sofferma sulla prima ipotesi, da non confondere con una poco probabile nazionalizzazione. “Il governo garantisca alle banche che le aziende del polo siracusano sono affidabili, solide e pagano. Ora gli istituti di credito non si sentono tranquilli a trattare con Isab, per timore di sanzioni verso Lukoil. Basterebbe questo…”. Una mossa richiesta già settimane addietro dai parlamentari siracusani del M5s e rimasta senza seguito al Mise.
L’altro piano B è quello che prevede un gruppo industriale pronto a subentrare, speculando sul prezzo d’acquisto a causa delle difficoltà di Isab Lukoil. “Questo rientra nella logica del mondo degli affari e della finanza. Ci sono momenti favorevoli per acquistare e momenti favorevoli per vendere. Rischio taglio di personale da parte di chi subentra? Cito il caso Esso Augusta, con il passaggio a Sonatrach: non c’è stato alcun depauperamento in termini di qualità o di personale, anzi parlerei di rilancio dell’attività di raffinazione”, le parole del presidente Bivona. “Certo, poi bisogna vedere a chi si vende e chi compra. Se è una operazione solo speculativa, c’è da preoccuparsi. Se si tratta di un operatore che lavora nel settore, avrà fatto i suoi conti per investire”.

 

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