• Mafia: droga ed estorsioni. Operazione “Vecchia Maniera”, arresti da Siracusa a Milano

    Associazione finalizzata al traffico di droga, alla tentata estorsione aggravata dal metodo mafioso, al porto e detenzione illegale di armi ed estorsione aggravata dal metodo mafioso e dalla finalità di agevolare il clan Trigila. La Squadra Mobile di Siracusa ha eseguito una serie di ordinanze di custodia cautelare in carcere, su delega della Direzione Distrettuale Antimafia di Catania. E’ l’operazione “Vecchia Maniera”, condotta in collaborazione Milano, Messina e Novara.Le misure riguardano Hamid Aliani,56 anni Nunziatina Bianca, netina di 62 anni, Pietro Crescimone, di Lucca Sicula in provincia di Agrigento, Elisabetta Di Mari,siracusana, 55 anni, Giuseppe Lao, di Rosolini, 38 anni, Said Lemaifi, marocchino espulso dal territorio nazionale lo scorso dicembre, Angelo Monaco, di Rosolini, 64 anni, Antonino Rubbino, rosolinese di 51 anni. In corso le ricerche di altre due persone. Il gruppo sarebbe stato capeggiato da Monaco, ritenuto esponente di spicco del clan Trigila. Tornato in libertà il 25 agosto, l’uomo avrebbe deciso di ricalcare un modello delinquenziale tradizionale, con i pregressi legami instaurati nel corso delal sua carriera criminale con i trafficanti di droga e basati sull’intimidazione mafiosa perpetrata con l’uso di colpi di arma da fuoco o attraverso atti incendiari ai danni delle ditte che non si piegavano. Monaco sarebbe stato affiancato da Elisabetta Di Mari e da Crescimone, uomo da sempre di sua fiducia.Tra gli episodi di rilievo, a febbraio del 2017, il rinvenimento di 1 chilo di cocaina occultato nella portiera di un veicolo su cui viaggiava il figlio di Elisabetta Di Mari, bloccato dalla polizia di Messina a Villa San Giovanni. Nel maggio dello stesso anno Monaco e Crescimone furono arrestati a Villa Sal Giovanni perchè trovati in possesso di 71 chili di hashish nascosti a bordo di un furgone su cui viaggiavano. Secondo la ricostruzionr dell’episodio, i due, partiti da Noto, avevano raggiunto Milano per prelevare un grosso carico di droga.I cittadini marocchini inseriti nell’associazione avrebbero avuto base operativa a Milano, con ramificazioni a Messina e Novara. Un sodalizio fatto di contatti tra l’Italia e il Marocco, con la possibilità di portare nel territorio nazionale rilevanti quantitaviti di droga, ceduti poi ai vari acquirenti presenti sul territorio nazionali, tra cui il gruppo capeggiato da Anelo Monaco. Insieme a Crescimone, l’uomo è anche gravemente indiziato per il tentativo di estorsione ai danni dell’impresa impegnata nella realizzazione dello svincolo autostradale di Noto lungo l’autostrada Siracusa- Gela. Inizialmente Monaco avrebbe fatto delle “visite” al cantiere, che avrebbero lasciato presagire successive richieste di denaro. Tra le frasi più significative: “Sono venuto tre volte, non vengo più”. Un segnale indirizzato ai vertici dell’azienda. Intanto il 19 maggio 2017,nella notte, un gruppo armato composto da Monaco, Crescimone e Rubbino, insieme a Lao avrebbe raggiunto il cantiere ed esploso colpi di arma da fuoco all’indirizzo dei mezzi della ditta. Diversi anche i tentativi di incendio degli escavatori della impresa priolese. Tentativi resi vani dai servizi di polizia predisposti. Anello di congiunzione, Rubbino, ritenuto il referente del clan Trigila. Insieme a Nunziatina Bianca, moglie del capoclan Antonio Trigila e ad un’altra persona, attualmente ricercata, avrebbe posto in essere un’estorsione aggravata nei confronti di un’impresa agricola di Rosolini, al cui proprietario sarebbe stato imposto l’acquisto di pedane in legno prodotti nella fabbrica della famiglia Trigilia, gestita dal genero del capo clan Antonio. Ruolo fondamentale quello della moglie del boss “Pinuccio Pinnintula”, che si sarebbe presentata personalmente al titolare dell’azienda, facendo valere la forza di intimidazione mafiosa e la valenza simbolica derivante dal rapporto di parentela, al fine di vincere la resistenza della vittima

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