Malamovida alla Pizzuta, residenti esasperati: “Mancano i controlli”. Idea presidio fisso
La Pizzuta, zona residenziale di Siracusa nord, è ormai diventata uno dei principali punti di ritrovo serali per giovani e giovanissimi. Un fenomeno che richiama centinaia di ragazzi tra parcheggi, piazzali e strade del quartiere. Ma quella che dovrebbe essere una normale occasione di socialità, sta assumendo – per chi vive nella zona – i contorni di un problema di ordine pubblico e di sicurezza urbana.
Le lamentele dei residenti si susseguono da mesi. Schiamazzi fino a tarda notte, musica ad alto volume, consumo di alcolici, motocicli lanciati a forte velocità, impennate, corse improvvisate e persino fuochi d’artificio. Le segnalazioni alla Polizia Municipale sono numerose, così come le richieste rivolte all’amministrazione comunale affinché vengano intensificati i controlli.
Il tema va però oltre il semplice disturbo della quiete pubblica. A pochi metri dalla Pizzuta, lungo viale Epipoli, nei pressi del confine con il villaggio Miano, si è consumata nei giorni scorsi la tragedia costata la vita al quindicenne Davis Aloschi. Un episodio che ha inevitabilmente riportato l’attenzione sulla sicurezza di un’area che, nelle ore serali, vede una forte concentrazione di giovani e di veicoli.
È in questo contesto che arriva la lettera aperta di un residente della Pizzuta, indirizzata al sindaco e alla città. Un intervento che non punta il dito contro i giovani né contro chi utilizza la moto, ma denuncia una situazione ritenuta ormai insostenibile.
“Da residente della zona della Pizzuta, sento il dovere di scrivere queste righe non come protesta fine a se stessa, ma perché credo che raccontare pubblicamente un problema sia il primo passo per risolverlo insieme”, scrive Salvatore. “Da mesi, chi vive lungo Traversa la Pizzuta e via Luigi Monti convive con una situazione che definire fastidiosa sarebbe riduttivo: è, nei fatti, pericolosa. Un piccolo numero di motociclisti — pochi, ma sufficienti a rovinare le serate di un intero quartiere — sfreccia su queste due strade a bordo di moto di grossa cilindrata, trattandole come un vero e proprio circuito. Le marmitte modificate producono un rumore assordante, e non di rado si aggiungono impennate e manovre spericolate”.
Uno dei passaggi più significativi riguarda la risposta ricevuta dal comando della Polizia Municipale. “Ho voluto verificare personalmente quali risorse il Comune mette in campo per contrastare il fenomeno, e la risposta che ho ricevuto dal comando di polizia municipale è stata onesta quanto preoccupante: nelle ore serali è disponibile una sola pattuglia, già impegnata su altri interventi. Un numero che, di fatto, lascia la zona scoperta proprio nelle fasce orarie in cui il problema si manifesta”.
Una circostanza che aiuta anche a comprendere perché, nonostante le numerose richieste di intervento, i controlli vengano spesso percepiti come insufficienti. La Pizzuta, del resto, non è l’unico quartiere interessato dalla movida estiva e una sola pattuglia serale deve necessariamente coprire l’intero territorio comunale. “Voglio essere chiaro: non sto chiedendo repressione né sto criminalizzando chi va in moto. Chiedo controllo, quello che la legge già prevede e che semplicemente non viene esercitato con continuità”. Da qui alcune proposte operative rivolte al Comune come l’installazione di dossi rallentatori nei tratti più critici, telecamere come deterrente e una presenza più frequente delle pattuglie nelle fasce orarie serali.
L’impressione, condivisa da molti residenti, è che il quartiere abbia ormai raggiunto un punto di non ritorno. Gli interventi occasionali non sembrano più sufficienti a fronte di un fenomeno che si ripete con regolarità e che concentra centinaia di presenze nelle sere d’estate. Da qui la convinzione, espressa da più parti, che la Pizzuta necessiti ormai di un presidio fisso nelle ore della movida, capace non solo di intervenire quando arrivano le chiamate, ma soprattutto di svolgere un’efficace azione di prevenzione.
La lettera si conclude con un auspicio che suona anche come un monito. “Chiudo con una speranza, non con una minaccia: che questa lettera resti solo una segnalazione, e non diventi, con il tempo, una previsione. Se un giorno dovesse accadere qualcosa di serio su quella strada, nessuno potrà dire di non essere stato informato per tempo”.












