• Mega fotovoltaico tra Canicattini e Siracusa, la Regione dice si. E fa infuriare i territori

    La Regione ha dato parere positivo alla realizzazione di un “mega” impianto fotovoltaico (67,421 MWp) alle porte di Canicattini Bagni e nei territori di Siracusa e Noto, all’interno del Parco Nazionale degli Iblei. Nonostante il “no” espresso dai tre Comuni con i rispettivi rappresentanti istituzionali, l’assessorato regionale al Territorio e Ambiente ha esitato positivamente la valutazione di impatto ambientale, compresa la valutazione di incidenza ambientale.
    Il vicepresidente di Anci Sicilia, il canicattinese Paolo Amenta, sbotta. “Se il presidente della Regione ritiene di dover decidere lui il modello di sviluppo dei territori, se ne assuma la responsabilità davanti ai cittadini. Per noi a Canicattini Bagni e nell’area iblea, il modello di sviluppo resta quello sostenibile di salvaguardia e valutazioni delle risorse paesaggistiche, naturalistiche e culturali, non quello dei mega impianti fotovoltaici come quello della Lindo srl che ne deturpano e sconvolgono il territorio e la sua biodiversità, all’interno del Parco nazionale degli Iblei”.
    Da progetto, l’impianto fotovoltaico a terra proposto, di potenza nominale di 67,421 MWp, sorgerebbe su un terreno agricolo di oltre 100 ettari, in località Cavadonna, lungo la Maremonti, alle porte del centro abitato canicattinese, comprendente in parte anche i territori dei Comuni di Siracusa e Noto. A completarlo, un cavidotto di ben 10 km.
    Già un anno addietro la giunta e l’intero Consiglio comunale di Canicattini Bagni, insieme ai Comuni di Siracusa e Noto, avevano detto il loro fermo no alla realizzazione del mega impianto per le ragioni sopra esposte. Non piace l’idea di una distesa di pannelli montati su strutture a inseguimento monoassiale in configurazione bifilare, in almeno un milione di metri quadri di terreno.
    Per ragioni di tutela, il Consiglio comunale di Canicattini Bagni, lo scorso anno ha anche approvato un apposito regolamento che limita al 3% massimo la quota percentuale di territorio disponibile per la realizzazione di impianti (circa 45 ettari su un totale di territorio di 1500 ettari) che non siano quelli di 10 Kw proposti da persone fisiche o 100 Kw per le attività produttive. Insieme ad una serie di ulteriori misure di salvaguardia.
    Amenta accusa la Regione: “ci priva anche del diritto di scegliere e decidere del nostro futuro”. L’alternativa, però ci sarebbe. “Si, la zona industriale siracusana, della cui rivitalizzazione e riconversione a polo energetico tutti parlano e dove impianti simili potrebbero trovare la giusta collocazione”.

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