Naufraga il progetto della galleria Targia-Pizzuta, si resta prigionieri del traffico da Paolo Orsi a Scala Greca
Scala Greca e Paolo Orsi sono i due vialoni che, a nord ed a sud, segnano il percorso obbligato per entrare o uscire da Siracusa. Non a caso, sono due dei punti in cui è più facile ritrovarsi in coda, a causa del volume di auto in transito che – a malapena – riescono ormai a contenere. Basta un imprevisto, come un tamponamento o un cantiere su strada, per paralizzare l’intera viabilità, della zona nord o sud del capoluogo.
Per cercare di dare una risposta a questa debolezza viaria, negli anni passati il Comune di Siracusa aveva iniziato a lavorare ad una proposta che prevedeva un collegamento diretto tra la Pizzuta (via Monti) e Targia, attraverso una galleria ed un nuovo asse viario, con rotatoria a raccordo. L’analisi di partenza era che, in questa maniera, si sarebbe “liberato” viale Paolo Orsi dal peso del traffico in arrivo da Epipoli e zona centro, attraverso Necropoli Grotticelle e Teracati. Il nuovo asse viario, attraverso la galleria, avrebbe quindi rappresentato una terza via di ingresso e di uscita dalla città, con benefici effetti anche sulla circolazione in viale Scala Greca.
A piccoli passi e con la lentezza tipica della burocrazia siciliana, il progetto stava andando avanti. Senonchè, subito dopo la firma del contratto per i servizi di progettazione (luglio 2023) sono emersi tutti i problemi. E l’idea – ambiziosa e funzionale – si è dovuta schiantare sulla realtà siracusana. Il raggruppamento temporaneo di imprese che si era aggiudicato il servizio, un mese dopo l’avvio delle fasi di studio ha comunicato al Comune di Siracusa l’esistenza di “criticità in relazione al servizio appaltato”. La galleria tra via Monti e Targia non poteva essere realizzata come indicato dagli uffici. A causa del salto di quota da superare con la galleria, “risulta irrealizzabile a causa dell’eccessiva pendenza” annotavano i tecnici del Rtp. Si sarebbe potuto ovviare il problema, modificando il tracciato della galleria che da 190 metri lineari sarebbe passata ad avere uno sviluppo in lunghezza di circa 600 metri. Ma questa variante avrebbe prodotto un mostruoso aumento dei costi complessivi dei lavori per rinnovare Targia e realizzare la nuova strada con galleria, facendoli lievitare sino alla inarrivabile somma di 33 milioni di euro. Senza considerare “le notevoli criticità emerse in seguito ad interlocuzioni con la Soprintendenza di Siracusa per l’attraversamento della galleria sotto le mura dionigiane, ove vige vincolo archeologico diretto”. Un problemone più un altro problema, risultato: pietra tombale sul progetto. Anche questa buona idea torna nei cassetti. A Siracusa non c’è modo di innovare. Un grande del giornalismo siracusano, Dino Cartia, con sintesi brutale ripeteva che “Siracusa persa è, persa era e persa resta”.
A Palazzo Vermexio non è rimasto altro che scorporare il progetto. Si rifarà Targia (progettazione della messa in sicurezza) ma senza rotatoria e senza complanare verso la Pizzuta, sperando di poter intercettare in tempi brevi il finanziamento. Resta però una fastidiosa sensazione di fondo, quella di una città in cui le cose che servono non si possono mai fare.













