• Omicidio stradale, due indagati per la morte di un anziano pedone investito a Pachino

    Sono due le persone iscritte nel registro degli indagati per la morte dell’83enne Sebastiano Cammisuli. L’anziano ha perso la vita lunedì scorso, dopo essere stato investito a Pachino. La Procura di Siracusa si muove per omicidio stradale, disposta per sabato l’autopsia.
    I due indagati sono un uomo di 46 anni e un 34enne. Il primo si è costituito il giorno dopo l’incidente stradale e dovrà rispondere di omicidio stradale. Il secondo, invece, è accusato di autocalunnia in concorso. Il magistrato, con il prosieguo dell’inchiesta, valuterà poi se indagare il quarantaseienne anche per i reati di fuga e omissione di soccorso. Il tempo trascorso dall’incidente alla presentazione alle forze dell’ordine ha vanificato l’eventuale ricorso ad alcol test.
    Continua il lavoro degli investigatori impegnati nella ricostruzione esatta della dinamica del sinistro mortale. Indicazioni sono attese anche dall’esame autoptico disposto per sabato mattina. Alle operazioni peritali parteciperà, come consulente medico legale di parte per la famiglia Cammisuli, anche il medico legale Antonino Trunfio, messo a disposizione da Studio3A-Valore S.p.A., società specializzata a livello nazionale nel risarcimento danni e nella tutela dei diritti dei cittadini a cui si sono affidati i congiunti di Cammisuli.
    Secondo una prima ricostruzione, l’anziano sarebbe stato centrato da un suv che sopraggiungeva in via Pascoli, mentre l’83enne stava attraversando la strada ma non sulle strisce pedonali. Per i consulenti, questo “nulla rileva sul piano delle responsabilità, dato che quella via è completamente priva di attraversamenti pedonali”.
    Trasportato in ambulanza all’ospedale Di Maria di Avola è spirato poco dopo per la gravità delle lesioni.
    In un primo momento, il 34enne si era qualificato come il conducente dell’auto investitrice ma dal suo interrogatorio e dalle testimonianze acquisite erano subito emerse tante, troppe incongruenze su questa versione. E infatti l’indomani, era martedì 22 giugno, si è presentato in caserma il 46enne che ha raccontato tutta un’altra verità, assumendosi le sue responsabilità. Una montatura che – sospettano gli investigatori – sarebbe servita a nascondere il fatto che lui non aveva la patente di guida. Secondo fonti non confermate, anche la vettura sarebbe stata sprovvista di assicurazione.

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