Parte la stagione dei saldi: i commercianti sperano, i clienti cercano il vero affare. I consigli
Da sabato 3 gennaio 2026 partono ufficialmente i saldi invernali in Sicilia. La stagione degli acquisti a prezzi scontati si protrarrà fino al 15 marzo, offrendo quasi tre mesi di promozioni nei negozi dell’Isola. L’avvio delle promozioni nel periodo post-festività è ormai un appuntamento fisso per consumatori e commercianti. In Sicilia la scelta di mantenere il 3 gennaio come data di apertura consente di allinearsi con il resto d’Italia, offrendo ai consumatori l’opportunità di godere di offerte su abbigliamento, calzature, accessori e altri beni dopo l’intenso periodo di acquisti natalizi.
L’attesa per i saldi arriva in un contesto di consumi ancora sotto osservazione. A livello nazionale, la stagione invernale degli sconti genera un giro d’affari complessivo stimato attorno ai 5-6 miliardi di euro, con circa 16 milioni di famiglie italiane pronte a dedicarsi allo shopping promozionale almeno una volta nel corso del periodo.
Secondo le associazioni di categoria, tra cui Confcommercio, i saldi rappresentano un momento importante per cercare di invertire il trend di calo dei consumi dopo le festività. Tuttavia, le aspettative restano moderate. Nonostante l’interesse dei clienti per i prezzi ribassati, molti consumatori dichiarano di spendere solo di fronte a sconti significativi, dal 50% a salire.
Per i negozi di prossimità e vicinato, i saldi sono visti come una possibile boccata d’ossigeno in un mercato sempre più competitivo, in cui incide la pressione fiscale, i costi fissi e la concorrenza dell’e-commerce. I commercianti puntano sulla capacità di combinare prodotti scontati con un’esperienza di acquisto di qualità, servizio e fiducia diretta con il cliente.
Con l’avvio dei saldi invernali aumentano le possibilità di risparmio, ma crescono anche i rischi per i consumatori. Confconsumatori mette in guardia su nuove modalità di vendita, soprattutto nel commercio digitale, che possono trasformare uno sconto apparente in una spesa più onerosa del previsto.
Sempre più diffusa è la formula “acquista ora, paga dopo”, una forma di finanziamento a breve termine, di importo contenuto e spesso concessa in modo immediato. Il pagamento viene suddiviso in rate presentate come “senza interessi”, una soluzione che riguarda soprattutto beni non essenziali e che coinvolge ormai tutte le fasce d’età.
La forte crescita dell’e-commerce ha favorito il boom di questo strumento: molti utenti hanno attivato più contratti contemporaneamente, spesso senza una reale percezione dell’impegno economico complessivo. Anche quando non sono previsti interessi, possono però scattare commissioni, costi di gestione o penali in caso di ritardi, con interessi di mora significativi. Già nel 2022 la Banca d’Italia aveva messo in guardia dal rischio di acquisti impulsivi e accumulo inconsapevole di debiti, con concrete possibilità di sovraindebitamento.
Ancora più insidiose – secondo l’associazione dei consumatori – sono alcune varianti “creative” di questa formula. In diversi casi il consumatore crede di sottoscrivere un prestito a tasso zero per un importo limitato, ma si ritrova invece titolare di una linea di credito revolving. Questo comporta l’apertura di un plafond molto più elevato rispetto al costo del bene acquistato, la segnalazione in Centrale rischi e l’applicazione di tassi di interesse alti in caso di utilizzo dell’importo eccedente.
È fondamentale – spiegano da Confconsumatori – leggere con attenzione i contratti, richiederne copia e ricordare che il diritto di recesso entro 14 giorni è sempre garantito.
Nel commercio digitale è essenziale verificare il prezzo finale. In passato sono state accertate pratiche scorrette basate su messaggi pubblicitari che enfatizzavano la gratuità dell’offerta, salvo poi aggiungere spese di spedizione o commissioni solo nelle fasi finali dell’acquisto. La mancata indicazione chiara e trasparente di questi costi fin dall’inizio è una violazione del Codice del consumo e ha già portato a sanzioni da parte dell’Autorità garante della concorrenza e del mercato.
In linea generale, durante i saldi la riduzione di prezzo deve essere calcolata sul prezzo più basso applicato nei 30 giorni precedenti. La Corte di giustizia dell’Unione europea ha ribadito che qualsiasi sconto, anche espresso in percentuale o con claim promozionali, deve rispettare questo criterio. Pratiche basate su aumenti di prezzo immediatamente precedenti ai saldi possono risultare fuorvianti.
“I consumatori devono prestare la massima attenzione perché alle vecchie forme di inganno se ne sono aggiunte altre legate alle nuove modalità di vendita”, avverte Carmelo Calì, presidente nazionale di Confconsumatori. “La regola resta sempre quella di diffidare dai messaggi rassicuranti che non spiegano chiaramente tutte le condizioni. Il rischio di fregature resta elevato e continueremo a informare e assistere i cittadini”.













