Portata via all’uscita da scuola: eseguito il provvedimento per la bambina di 7 anni
Un ultimo, straziante atto ha segnato l’epilogo della triste storia della bambina di 7 anni per mesi “sospesa” tra l’ex famiglia affidataria e la madre biologica. Dopo quattro tentativi di “prelievo” conclusi con un nulla di fatto, anche e soprattutto per la resistenza mostrata dalla piccola, questa mattina è stato dato corso al cosiddetto “passaggio della bambina” come da ordine del Tribunale dei Minori di Catania.
Entrata a scuola accompagnata da quelli che per lei, da quattro anni, sono “mamma” e “papà”, ha trovato all’uscita i servizi sociali, i neuropsichiatri e Carabinieri che l’hanno fatta salire – senza usare alcuna forma di violenza – su di un’auto che l’ha condotta infine in una località sconosciuta, presso una famiglia ponte, in vista dell’affido alla made biologica.
Una scena, è facile immaginare, che avrebbe fatto fermare anche il cuore di un coraggioso e che mai sparirà dalla memoria di chi si è mosso anteponendo sempre l’amore in questa storia. Sembra quasi di sentirle le disperate urla della bambina, le sue richieste di aiuto a cui l’ex coppia affidataria non ha potuto rispondere come sentimento avrebbe dettato, perchè anche la Legge – sebbene dura e apparentemente arida – va rispettata, sebbene con gli occhi grondanti lacrime.
La storia è nota. La coppia siracusana ottenne poco più di quattro anni fà il cosiddetto affido allo stato, determinato dal fatto che erano in lista per un’adozione. La piccola però non era ancora adottabile perchè non era stato definito proceduralmente lo stato di abbandono. Durante il procedimento per giungere alla relativa dichiarazione, è comparsa la madre biologica. Un fatto – lieto, per carità – che ha portato allo stop della richiesta di adottabilità.
Da qui nasce poi l’ordine di ricongiungimento con la madre naturale, disposto con sentenza nel luglio del 2025. Sebbene fosse stato prescritto il mantenimento di un rapporto con la famiglia (ex) affidataria, in modo da garantire la continuità affettiva, successivi accadimenti hanno portato ad un decadimento nelle relazioni congiunte. Non ha importanza oggi se sia stata colpa di una o dell’altra parte o di entrambe, quel che conta è ciò che rimarrà di questa storia complessa nella mente e nel cuore di una bambina di sette anni. Macerie, probabilmente.
Carla Trommino, avvocato ed ex Garante dei diritti dell’Infanzia a Siracusa, spiega che sulle vicende collegate allo strumento dell’affido – soprattutto se proiettato verso un’adozione – servirebbe una riforma legislativa. “Soprattutto in quelle situazioni di affido più complesse, dove i bambini rimangono per tanto tempo all’interno delle famiglie. La nuova vita, la rinascita dei minori che si trovano in queste situazioni non può essere fondata su uno strappo, su un togliere. L’obiettivo che si deve perseguire, con tutte le forze e con tempi umani, è quello di accompagnare i bambini verso la creazione di qualcosa di più grande”. Più grande come una rete di affetti allargata e stabile, in generale. “E’ possibile avere nella tua vita più risorse affettive, tutte con un significato. Questo è una forza immensa, soprattutto per minori che magari appartengono ad una cultura diversa, con famiglie di origine appartenenti ad una cultura diversa”, aggiunge. Considerazioni dettate anche dall’esperienza nata con AccoglieRete, di cui è stata presidente per anni. L’associazione si occupava di minori stranieri non accompagnati. “Abbiamo visto come quelle reti familiari, che poi non sostituivano il padre e la madre, hanno fatto veramente la differenza nella vita futura. Avere più figure accudenti, più amore nella propria vita, è un valore aggiuntivo e non certo una sottrazione. Anche la Garante Nazionale per l’Infanzia – conclude Carla Trommino – ha recentemente firmato un documento in cui chiarisce che le forme forti e decise di intervento devono essere impiegate solo laddove ci siano situazioni di pericolo per i minori”.
foto esemplificativa, generata con strumenti di IA












