• Quanto vale per l’economia di Siracusa l’approdo settimanale della Msc Seaside?

    Come ogni martedì, al porto Grande di Siracusa è arrivata la Seaside, grande nave da crociera della Msc. Non che sia ormai una novità, ma questa volta l’occasione è propizia per ragionare di “numeri”. E magari per evitare quella generalizzazione secondo cui questo tipo di turismo non lascerebbe (economicamente) nulla a Siracusa.
    Ragioniamo di numeri, di cifre e di protocolli. Proviamo a capire. E dopo a giudicare. Ognuno con la sua sensibilità, però senza conclusioni per sentito dire.
    Partiamo dal protocollo anti-covid, studiato per la sicurezza dei passeggeri e delle città di sbarco. Vi ricordate quando si voleva “chiudere” lo Stretto di Messina? Eravamo sempre noi. Adesso pare uno scandalo che gli ospiti della Seaside possano scendere a terra solo in “bolla”, senza poter lasciare il gruppo per “contatti” fuori protocollo per fermarsi in negozi e bar. Almeno fino a quando la situazione sanitaria lo riterrà necessario. In fondo è lo stesso motivo per cui molti di voi leggono queste righe in ufficio indossando la mascherina.
    Basta questo per dire che Siracusa e la sua economia non “guadagnano” dall’arrivo di una simile nave da crociera? La risposta è no. Ed ecco di seguito i motivi. Partiamo dalle tasse per servizi portuali: non appena la Seaside tocca la banchina di Siracusa, sono 7.000 euro. E quei servizi portuali vengono effettuati da società e cooperative siracusane. Che incassano.
    Dei 1.400 passeggeri a bordo, in 780 (il 54%) sono scesi per le escursioni a terra. Molti hanno scelto Siracusa, con il giro a piedi di Ortigia: visita al parco archeologico, sono 10 euro a persona che restano nell’economia siracusana. Ingresso in Cattedrale, sono altri 2 euro di biglietto a persona.
    E poi ci sono le guide turistiche siracusane. Per le escursioni odierne ne sono impegnate 47, persino più di quelle disponibili tanto è vero che alcune sono state chiamate a rinforzo dalla vicina Catania. Per “guidare” i gruppi Msc nelle loro visite, le guide (persone che vivono e lavorano a Siracusa) ricevono mediamente 180 euro. Soldi anche questi che restano a Siracusa, detto brutalmente.
    Poi, tra le 8 escursioni previste c’è la giornata al mare presso un noto lido di Fontane Bianche. Affittato interamente dalla compagnia di navigazione, a beneficio dei suoi ospiti paganti. Altri euro che finiscono nelle casse di una impresa (e di lavoratori) siracusani.
    Qualcuno potrebbe obiettare che diverse escursioni puntano però fuori provincia: a Taormina, a Catania o verso Modica. Vero, ma vi siete chiesti come – seppur in bolla – i passeggeri della nave arrivino in quei luoghi e ritornino? Con i bus turistici di due aziende siracusane (autisti sottoposti a tampone, come le guide). I pullman richiesti sono stati 22 (anche in questo caso, più di quelli direttamente disponibili in loco). Costo dell’affitto di ogni singolo bus, da 300 a 500 euro.
    Fate voi il totale, per “pesare” quanto vale per l’economia locale ogni approdo settimanale. E considerate che a causa del covid si marcia ancora al 50% delle possibilità reali.
    E’ vero, manca all’appello lo shopping a terra. Quello che i turisti potrebbero/vorrebbero fare nei negozi e nei bar siracusani e che per ora non si può (in bolla). E’ una voce importante per quelle attività che speravano di rilanciarsi subito con il turismo corcieristico almeno, dopo i mesi bui della pandemia. Succederà, non appena la situazione sanitaria diventerà più serena ancora e magari i protocolli meno rigidi. Perchè la nave ha arrivi programmati fino alla fine di ottobre e la compagnia Msc non ha mai nascosto di voler fare del porto di Siracusa una sua nuova “casa” nel Mediterraneo, anche negli anni a venire. Il che equivale a dire che nessuno vuole tenere i turisti lontano da Ortigia o da Siracusa. Quale sarebbe l’interesse o il motivo? Anche lo shopping locale o la degustazione di un cannolo al bar è una “esperienza” ricercata e da offrire al viaggiatore.
    Il turismo crocieristico può piacere o non piacere. Ma non prenderne in giusta considerazione anche l’impatto economico, specie dopo una pesantissima e generale crisi, sarebbe un clamoroso errore.

    foto Christian Chiari/Siracusa Discover

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