Sciopero tir, Lombardo (Fita): “Per il momento nessun rischio scaffali vuoti, evitiamo allarmismi”
Le principali sigle di categoria dell’autotrasporto non partecipano alla serrata indetta dal Comitato Trasportatori Siciliani. Al porto di Palermo i blocchi principali per le merci che arrivano via mare, attraverso il cosiddetto canale “guidato”. Situazione più serena a Catania, invece. Per quel che riguarda i prodotti petroliferi, al porto di Augusta e lungo la rete di distribuzione che parte dalle raffinerie di Priolo, Milazzo e Gela, non sono segnalati rallentamenti.
Al momento, non c’è rischio concreto di ritrovarsi con i banchi dei supermercati vuoti o senza carburanti nelle pompe di benzina. “Condividiamo nei contenuti la mobilitazione ma non nella forma. Questi blocchi potrebbero avere delle ripercussioni sulla distribuzione della GDO, perché è quella la fascia di mercato toccata da questo sciopero. Ma non è il caso di assaltare distributori o esercizi commerciali”, puntualizza il presidente di Fita Cna Siracusa. “Fermare tutto, ora come ora, si ripercuoterebbe sui cittadini con fenomeni inflazionistici. Ed è quello che noi non vogliamo”. Però il mondo dell’autotrasporto è davvero pronto a fermarsi se, dall’incontro programmato per il 17 aprile, non verrà fuori qualche elemento concreto di novità. La Regione Siciliana, intanto, ha annunciato di star lavorando ad un emendamento da 25 milioni di euro, anche per i settori agricoltura e pesca.
“Sicuramente quest’ultima è una nota positiva. Ringraziamo i colleghi che si sono adoperati con questo sciopero per sensibilizzare la politica regionale. Però cerchiamo di chiarire come quella somma debba essere divisa tra agricoltori, pescatori e trasportatori. Serve un tavolo di confronto con la Regione”.
Prima, però, si attende una risposta dal Governo centrale. “Non vogliamo danneggiare la Sicilia e i siciliani, specie mentre c’è un confronto in atto. Sentiamo il peso della responsabilità delle nostre azioni, ciò non toglie che abbiamo la necessità di difendere le nostre imprese e far valere le nostre necessità”, chiarisce Lombardo in merito alla posizione delle principali associazioni di categoria e la mancata adesione allo sciopero proclamato. “Questo aumento del gasolio, poi, sta incidendo pesantemente sugli utili aziendali. Ormai sono ridotti all’osso. Si parla sempre di caro-gasolio, ma tenete conto che anche l’Ad Blue è schizzata come prezzo; i pneumatici sono saliti come prezzo; tutta la filiera petrolifera è salita quindi non ci sono solo i costi del gasolio ma tante voci che penalizzano l’autotrasporto”.
Il Comitato Trasportatori Siciliani, che ha proclamato le cinque giornate di sciopero, chiede sostanzialmente il ritorno di quello che una volta era il mare bonus, cioè un rimborso statale a fronte dei traghettamenti che rappresentano, per l’autotrasporto, un aggravio di costo. Esiste infatti una “tassa” europea (legata alle emissioni di Co2) che viene ribaltata sui biglietti dei traghetti. “Un tema che riguarda tutta la categoria ma soprattutto i trasportatori siciliani. Noi abbiamo costantemente bisogno di traghettare per lavorare”, spiega Lombardo. In più, l’aumento dei costi del carburante. Ed ecco che la situazione diventa intollerabile per la categoria.
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