• Siracusa. Caravaggio in prestito, atto di intervento nel procedimento del Patto Civico

    Il Patto Civico di Consultazione per la Tutela del Caravaggio Siracusano non si ferma. La battaglia delle associazioni che lo compongono prosegue e, in attesa del momento di protesta previsto per domani, 2 settembre, organizzato dall’associazione Amici del Caravaggio, si muove anche attraverso le vie formali. Atto di intervento nel procedimento, dunque, a firma di Italia Nostra Sicilia (rappresentata dal presidente regionale Leandro Janni), DRACMA APS, rappresentata dal presidente Giovanni Di Lorenzo; SiciliAntica, rappresentata dal Presidente regionale Simona Modeo e dal presidente provinciale di Siracusa Luana Aliano; Comitato Ortigia Sostenibile (rappresentato da Salvo Salerno), BC Sicilia, rappresentata da Luigi Lombardo delegato del presidente regionale; Associazione Amici del Caravaggio guidata da Paolo Giansiracusa.

    Il documento è indirizzato alla Prefettura di Siracusa “anche nella veste di Autorità periferica del F.E.C”. Le associazioni annunciano l’intenzione, tra gli altri punti indicati, di “richiedere e ottenere: di essere informate puntualmente e tempestivamente in relazione a: l’ufficio e la persona responsabile del procedimento; la data entro la quale, secondo i termini regolamentari, deve concludersi il procedimento e i rimedi esperibili in caso di inerzia amministrativa; la data di avvenuta presentazione della eventuale istanza dei soggetti pubblici e/o privati controinteressati; l’ufficio in cui si può prendere visione degli atti; di prendere piena visione degli atti del procedimento e eventuali sub-procedimenti accessori, propedeutici, esecutivi; di presentare memorie scritte e documenti, che codesta Prefettura avrà l’obbligo di valutare, motivando in caso di eventuale diverso avviso”.

    Il gruppo di associazioni ricordano che, “come evidenziato dalle relazioni tecniche depositate dall’ICR il 7 luglio e il 10 luglio del 2020, si rileva come dalla documentazione di riferimento
    tout court, comprendente lo scambio di note fra Soprintendenza e F.E.C., non emerga un chiaro e comprovato vantaggio economico nell’esecuzione dei lavori presso i locali romani dell’ICR a discapito di un “cantiere di restauro” allestito in loco. Si sarebbe  auspicato che venisse prediletta la scelta di un laboratorio di“restauro” accessibile al pubblico, strumento di civica presa di coscienza del patrimonio culturale.

    Il Patto Civico ricostruisce la vicenda, evidenziandone i principali passaggi . La richiesta resta quella di “riconsiderare l’intera vicenda del prestito del quadro  evitando l’allontanamento dell’opera dalla città se non più giustificato da importanti esigenze di restauro non eseguibili in loco”.

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