• Siracusa. Il Consiglio comunale corre in soccorso di Radio Radicale: “no alla chiusura”

    E’ stato approvato dal Consiglio comunale di Siracusa l’atto di indirizzo (primo firmatario Ezechia Paolo Reale) con il quale si invita il sindaco ad “attivarsi presso il Governo Nazionale per consentire la prosecuzione della trasmissione radiofonica delle sedute dei lavori parlamentari da parte di Radio Radicale mediante la proroga del vigente regime convenzionale con il Centro di Produzione Spa”. Il presidente del Consiglio comunale dovrà pra inviare il documento alla Presidenza del Consiglio dei Ministri, alla Presidenza del Partito Radicale e alla redazione di Radio Radicale.
    La legge di bilancio 2019 dimezza la Convenzione tra l’emittente e il Mise, che risale al 1994 quando Radio Radicale vinse una regolare gara per seguire le trasmissioni delle sedute del Parlamento italiano. Dal prossimo 20 maggio, l’emittente, a seguito dei tagli, non potrà più assicurare questo servizio. L’atto di indirizzo ricorda la funzione svolta da Radio Radicale il cui palinsesto “ruota intorno ai lavori del Parlamento del quale è riuscita a trasmetterne circa il 60%” e a quelli di altre Istituzioni. La società, oltre alla radio, offre anche il servizio “di videoparlamento ed un fornitissimo archivio, enorme giacimento culturale costituito da oltre 540mila registrazioni, 102mila interviste, 23.500 udienze dei più importanti processi degli ultimi due decenni, 3.300 giornate di congressi di partiti, associazioni o sindacati, 32mila dibattiti e presentazioni di libri, 6.900 comizi e manifestazioni, 22.600 conferenze stampa e più di 16.100 convegni”. Ferdinando Messina, che ha illustrato l’atto in aula, ha accusato il Governo nazionale di voler “ridurre gli spazi di libertà democratica in questo Paese, tanto più se si pensa al servizio pubblico svolto da Radio Radicale”. Prima della sua approvazione a maggioranza si è svolto il dibattito al quale hanno dato il loro contributo i consiglieri Reale, Castagnino, Zappalà, Gradenigo, Russoniello, Favara, Basile e Catera e l’assessore Moschella.
    Il Consiglio ha successivamente approvato all’unanimità un atto di indirizzo, primo firmatario Paolo Reale che l’ha illustrato in aula, sul “Diritto alla conoscenza contro la Ragion di Stato”, una campagna internazionale che vede tra i suoi promotori anche il Siracusa Institute, per affermare il diritto umano alla conoscenza come “diritto civile e politico del cittadino di essere attivamente informato su tutti gli aspetti relativi alla gestione dei beni pubblici durante l’intero processo decisionale, al fine di consentire la piena partecipazione al dibattito pubblico su tali beni”. L’atto di indirizzo prende lo spunto dai dati Osce sulla fiducia dei cittadini nei confronti dei loro Governi, dato che per il nostro Paese si attesta attorno al 28%. “Tra le aree individuate per accrescere la fiducia – ha continuato Reale- ci sono la trasparenza e la partecipazione pubblica al processo decisionale. Il nostro Governo, insieme ad altri nel mondo, è stato impegnato dai rispettivi Parlamenti a farsi promotori presso le Nazioni Unite di un’azione finalizzata a codificare a livello universale il nuovo diritto umano alla conoscenza”. Con l’atto approvato, si delibera di “sollecitare il Presidente della Repubblica, quello del Consiglio ed il ministro degli Affari esteri a proseguire l’azione in sede Onu verso lo Stato di Diritto ed il Diritto alla Conoscenza contro la Ragion di Stato; e di invitare l’Ars, dove è in trattazione un apposito disegno di legge, di tenere conto degli sviluppi scientifici e giuridici di questo Diritto in fase di elaborazione dello strumento normativo sulla trasparenza amministrativa”.

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