• Siracusa. L’incompiuta ex Tonnara, c’è una speranza per la ripresa dei lavori. “Possibile se…”

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    Si riaccende la speranza per la ex Tonnara di Santa Panagia. I lavori di riqualificazione, bloccati nel 2017 e con lo strascico di un contenzioso ancora aperto tra la ditta e la Soprintendenza, possono ripartire. Verosimilmente entro l’estate.
    Di fronte al rischio di ritrovarsi alle prese con l’ennesima incompiuta, si è messo in moto l’Osservatorio regionale dei contratti pubblici che con una indovinata opera di mediazione tra amministrazione pubblica e impresa privata è riuscito a trovare la quadra.
    Si va allora verso una soluzione extragiudiziale del contenzioso, in modo da poter ripartire con i lavori e senza la necessità di una nuova gara. Cosa che avrebbe allontanato ancora in avanti, e di diversi anni, la riqualificazione della ex Tonnara siracusana.
    Per rendere tutto ufficiale manca solo il decreto con cui il Dipartimento Regionale dei Beni Pubblici impegna la somma necessaria per pagare alla Melita Group i lavori svolti in passato (ma mai riconosciuti, ndr) e quanto necessario per completare il restauro del blocco centrale della ex Tonnara. L’accordo tra le parti ci sarebbe già: poco meno di 2 milioni di euro per chiudere il pregresso e altri 3, almeno, per il restauro degli edifici principali. Nei giorni scorsi è stato anche condotto un sopralluogo congiunto sui luoghi
    Nel corso della visita in quello che era il cantiere della ex Tonnara di Santa Panagia, è stato messo nero su bianco il grave degrado dei luoghi, in gran parte vandalizzati. Rubato tutto quello che poteva essere rubato, comprese le assi in legno dei tetti. I soffitti rischiano così di crollare ma in generale tutto è da riprendere, anche quanto era stato riqualificato in passato. Persino la pietra degli archi demoliti, come da progetto della Soprintendenza, è scomparsa. I vari pezzi erano stati conservati all’interno dell’area di cantiere: sono stati rubati.
    Mario Parlavecchio ed Egidio Marchese, funzionari che hanno seguito il caso per l’Osservatorio dei contratti pubblici, dettano le priorità. “Bisogna innanzitutto mettere in sicurezza tutta l’area della Tonnara. Oggi può entrare chiunque, a rischio della propria incolumità. Non basta solo una recinzione, lì bisogna predisporre anche un servizio di vigilanza”. E il vicino casello finanziario potrebbe essere acquisito per farne un avamposto di controllo e legalità in una zona dove purtroppo frequenti sarebbero gli episodi critici.
    Per andare avanti sarà necessaria una variante rispetto a quanto era stato originariamente previsto. “Il progetto originario presentava delle oggettive carenze”, ammettono a malincuore Parlavecchio e Marchese dopo aver studiato nel dettaglio tutti gli incartamenti della vicenda. “Non era stata prevista una strada per raggiungere il cantiere e nemmeno l’allaccio alla rete elettrica del cantiere, con cabina distante centinaia e centinaia di metri. Queste due cose dovranno essere considerare nel progetto di variante”, spiega i professionisti. La progettazione in variante e la direzione lavori delle opere impiantistiche non verranno affidate mediante bando, ma saranno affidate ad uffici tecnici del Genio Civile.
    C’è poi anche da considerare come il mare si sia ingrottato nella scogliera sottostante la ex Tonnara, con evidente rischio di dissesto idrogeologico. Per ovviare, si potrebbe utilizzare l’indagine geologica che era stata realizzata, a sue spese, dalla Melita Group, con l’indicazione di interventi per il consolidamento della falesia.
    Venire a capo di fatti, piccoli e grandi, relativi ai lavori alla ex Tonnara di Santa Panagia non è stata operazione semplice. I tecnici dell’Osservatorio Regionale di contratti pubblici hanno faticato non poco anche a trovare gli atti amministrativi relativi. In una lettera partita dagli uffici regionali si lamenta, ad esempio, “la dispersione dell’archivio ed il non rinvenimento del giornale dei lavori, dello stato finale dei lavori e l’atto del 29/09/2016 di approvazione della variante in corso d’opera da parte del rup”. Difficoltà accertate anche dal consulente tecnico d’ufficio, nominato dal Tribunale di Siracusa nel contenzioso in atto che potrebbe così chiudersi in via extragiudiziale anche grazie al nuovo orientamento della Soprintendenza di Siracusa e la dichiarata volontà della Melita di portare comunque a conclusione i lavori.
    “Non ci sentiamo di confermare le cifre. Confermo che è in corso il tentativo di comporre il contenzioso, in seno al quale, il ctu ha confermato le gravissime lacune del progetto, le inadempienze della direzione lavori e del rup nonché lo stato di pericolo in cui versa l’immobile, a rischio crollo. La disponibilità a riprendere i lavori è condizionata al pagamento di quelli già eseguiti ed ai danni subiti”, precisa Gianluca Rossitto, il legale che rappresenta la Melita Group.

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