• Siracusa. Nuovo codice degli appalti: “Così si liberalizza lo sfruttamento, pronti allo sciopero generale”

    “Le modifiche al codice degli appalti hanno liberalizzano il supersfruttamento”. La Fiom Cgil entra nel dettaglio di una vicenda che sta preoccupando il sindacato. “Lo sa bene- sostiene Antonio Recano- chi conosce l’organizzazione del lavoro in un cantiere dell’indotto del Petrolchimico, nell’edilizia
    o nei magazzini -, che si esercita in primo luogo verso una manodopera precaria, parcellizzata
    più facilmente ricattabile. La realtà ci dice che la “semplificazione” -prosegue- intesa come eliminazione dei controlli, quando già è difficile controllare, rappresenta l’affondo di aziende e
    Confindustria che vorrebbero gestire a loro favore i soldi che potrebbero arrivare dalla
    “transizione energetica”. Insomma sfruttare meglio e con il portafoglio pieno e tutto questo
    invocando l’interesse generale. In questo quadro si colloca anche lo sblocco dei licenziamenti.
    Siamo di fronte a una tsunami che produrrà, con la sua onda d’urto, licenziamenti che
    peseranno sui lavoratori degli appalti i più deboli, i più precari e sotto ricatto. Lo sblocco dei
    licenziamenti -prosegue la disamina dell’esponente del sindacato- -a partire da luglio rappresenterebbe la vittoria dell’offensiva aziendale perché libertà di licenziare significa mani libere nella ristrutturazione di aziende che hanno continuato a fare profitti e che tagliando i costi vogliono accrescere il loro valore e i relativi dividendi. I licenziamenti saranno quasi seicentomila, secondo le stime di Banca Italia, oltre un milione secondo altre, in ogni caso un massacro”.
    La previsione non è rosea. “L’onda -spiega Recano- colpirà gli stessi lavoratori che nell’anno terribile della pandemia sono stati costretti a  lavorare e produrre, lavoratori che hanno retto sulle proprie spalle l’economia del paese senza mai potersi fermare. Lavoratori e lavoratrici che hanno pagato un prezzo alto al contagio in termini di vite, ma anche in fatto di condizioni di lavoro e sfruttamento.
    Questi lavoratori fino ad oggi ritenuti “indispensabili“ rischiano di finire in mezzo ad una
    strada. Nel Petrolchimico di Priolo-dice ancora Recano- chi pagherà le conseguenze di questa ristrutturazione sono i lavoratori precari, quelli con ridotte capacità fisiche, quei lavoratori che rivendicano rispetto e diritti, perché quello che si vuole è che i disoccupati crescano come monito alle rivendicazioni e alle lotte operaie. Più c’è gente che cerca lavoro, più le pretese delle
    lavoratrici e dei lavoratori si abbassano, per un lavoro qualsiasi, anche con un salario misero,
    senza diritti e senza sicurezza. La Fiom è consapevole che occorre alzare un argine. E
    dev’essere un argine vero. Non so se ci siano le condizioni e la disponibilità necessarie a
    crearlo. So però che questa è un’esigenza vitale a fronte della durezza dell’offensiva aziendale.
    Per questo è necessario che ogni operaio, ogni sigla sindacale e la politica, si assumano le
    proprie responsabilità. Lo sblocco dei licenziamenti mette i lavoratori con le spalle al muro, o
    la resa o la lotta, non esiste una terza possibilità. L’idea di rimettersi fiduciosi al dibattito
    parlamentare, di compensare lo sblocco dei licenziamenti con gli ammortizzatori sociali come
    nelle righe dell’istituzione dell’area di crisi complessa è un azzardo pericoloso e perdente.
    Ragionare oggi in questi termini significherebbe accettare i licenziamenti. Esattamente quello
    che non può essere accettato e che i lavoratori non intendono accettare”.
    Secondo Recano “occorre uno sciopero generale vero, uno sciopero che rivendichi il blocco dei licenziamenti, senza se e senza ma. Le aziende oggi hanno un tipo di organizzazione del lavoro che può essere definita per certi aspetti militare, permeata da una filosofia di vita totalizzante, con un
    controllo dei dipendenti spaventoso, conoscono bene i rischi della loro sindacalizzazione, la
    nascita di focolai di lotta, ma questa la loro paura è la loro debolezza.
    Gli operai hanno bisogno di una stagione di conflitto vero, che diventi attrattivo per quei
    lavoratori oggi privi di una indicazione alternativa, lavoratori cui è necessario rivolgersi e
    parlare con cose concrete come la lotta”.

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