Siracusa: pochi matrimoni, i riti civili superano quelli religiosi. “Non serve un bonus”

 Siracusa: pochi matrimoni, i riti civili superano quelli religiosi. “Non serve un bonus”

Si è parlato molto negli ultimi giorni di matrimonio, anche per via dell’idea dei parlamentari leghisti che avevano proposto un bonus per quelli celebrati in chiesa. L’istituto del matrimonio religioso appare in effetti in crisi. “Nella nostra provincia per la prima volta nella storia, i matrimoni civili hanno superato quelli religiosi. I primi sono stati infatti il 55,3% del totale, rispetto al 44.7% di coloro che hanno invece scelto di celebrare il rito in una chiesa”, spiega il presidente provinciale del Forum delle Associazioni Familiari, Salvo Sorbello. “Il matrimonio religioso è stato penalizzato anche dalle misure di contenimento dell’emergenza sanitaria. Se pensiamo che, secondo i dati forniti dall’Istat, nel 2005 il rapporto era di 75% di rito religioso ed il restante 25% civile, ci si può rendere facilmente conto di come la nostra realtà sociale sia in continua evoluzione”.
Secondo gli ultimi dati disponibili (2020), in tutta la provincia di Siracusa sono stati celebrati 870 matrimoni: 389 sono stati quelli religiosi, 481 i civili (con un quoziente di nuzialità di 2,2 per mille abitanti). “La differenza numerica diventa ancora più eclatante se si fa riferimento soltanto al capoluogo: dei 267 matrimoni celebrati, soltanto 109 sono stati quelli in chiesa, mentre in 158 casi sono stati preferiti i locali del Comune”, dice ancora Sorbello.
E pensare che nel 2004 (dati Istat), i matrimoni nell’intera provincia di Siracusa erano stati 1897, “ben più del doppio rispetto a quelli dei nostri giorni. Assai diverse le proporzioni: rispetto a 1399 nozze celebrate davanti a un sacerdote, erano soltanto 498 quelle in Comune. Nel capoluogo poi, su un totale di 624 celebrazioni, 474 si erano svolte in una chiesa e 150 col rito civile”.
Un dato in ogni caso da esaminare con grande attenzione, secondo Sorbello, è quello del numero complessivo di matrimoni, anche in funzione della natalità. “E’ infatti un dato ormai consolidato che siano le coppie unite in matrimonio a far nascere circa il 75% dei nuovi nati e quindi questo crollo delle nozze sta incidendo anche sulle nuove nascite”.
Basta un bonus matrimonio – esteso a tutti i tipi di unione – a risolvere la situazione? “Per far aumentare i matrimoni è essenziale che i nostri giovani trovino un lavoro stabile e dignitoso quando concludono il ciclo dei loro studi, così da superare comprensibili timori per il futuro. E devono avere la possibilità di presentarsi in banca per poter autonomamente, magari giovandosi anche delle agevolazioni purtroppo insufficienti offerte dallo Stato, senza dover umiliarsi, chiedere un mutuo per la prima casa. Fino a quando ci si illuderà di poter risolvere problemi che sono di importanza vitale per il futuro della nostra società con dei bonus per il fotografo e il pranzo e la torta nuziale – conclude Salvo Sorbello – si dimostra di non aver compreso le reali proporzioni di un contesto che provocherà la diffusione di comunità cittadine formate da anziani, soli e bisognosi di assistenza”.
Bocciato quindi il bonus, si a provvedimenti che incoraggiano le giovani coppie a costruire una famiglia. “Ma che siano strutturali, davvero risolutivi e non aiuti spot, una tantum”.

 

Potrebbe interessarti