• Zona industriale, vaccinati in ritardo e ancora senza green pass: “aziende paghino i tamponi”

    Vaccini gratuiti ai lavoratori della zona industriale che hanno effettuato, seppur in ritardo, la prima dose di vaccino ma non possono ancora avere la certificazione, in attesa delle necessarie due settimane.

    La richiesta parte dalla Fiom Cgil, attraverso il segretario provinciale Antonio Recano.

    Secondo la sigla di categoria le aziende dovrebbero farsi carico del costo dei tamponi necessari per arrivare all’emissione della certificazione verde.

    “Ci sono aziende che hanno interpretato la normativa- spiega Recano- secondo noi in maniera restrittiva, ritenendo che i lavoratori sottoposti ad una sola dose ancora nono possano accedere al luogo di lavoro. Si tratta di persone- aggiunge- che probabilmente si sono mossi in ritardo, forse convinti dalla previsione dell’obbligatorietà del Green Pass a partire dal 15 ottobre. Si ritrovano adesso in una situazione difficile. Il rischio è che per due settimane non siano nelle condizioni di andare a lavorare. Secondo noi vanno, invece, premiati per avere deciso di vaccinarsi”.

    In corso un’interlocuzione tra il sindacato e Confindustria su questo tema. La richiesta alle aziende di pagare i tamponi in questi giorni di attesa non ha ancora ottenuto un riscontro.

    “Se i tamponi dovessero essere pagati dai lavoratori, seppur vaccinati- sostiene Recano – sarebbe penalizzante per chi, sebbene tardivamente, ha assecondato la sollecitazione a sottoporsi a vaccinazione Anti Covid-19″. Ci sembra cambiato il paradigma della normativa sul lavoro. Nel testo unico le spese della sicurezza sono a carico dell’azienda e queste sono spese per la sicurezza”.

    Ma le questioni di contingenza non mettono in ombra quelle che potrebbero essere serie difficoltà in termini occupazionali una volta terminata l’emergenza pandemica.

    “Temiamo che il problema possa esplodere in tutta la sua gravità quando, terminato il periodo di tutti gli ammortizzatori in campo, ci si scontrerà con la mancanza di progetti in campo per la Sicilia, ad oggi tutti rifiutati. Non sappiamo che intenzioni abbiano le grandi committenti- prosegue l’esponente della Cgil- Tutto questo ci crea delle preoccupazioni serissime”.

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